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ELETTORALEIDE 
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Cronache di prima uscita pubblica cittadina sabato scorso, 22 marzo, nei dintorni della piazza principale nel mattino di mercato. Via sms dichiara forfait Lara Muroni, candidata alla Camera in 30ma posizione, reduce da due giorni di banchetti in provincia e da una notte di turno in ospedale. Impietosamente il quotidiano locale darà notizia dell’assenza.
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Presente, invece, Michele Rizzitiello, candidato al Senato, arriva alle 10.30 con tanto di tavolino da pic-nic, manifesti e bandiere. Prove tecniche di ritorno alla militanza attiva. Montiamo il tutto in un punto di grande passaggio mentre arriva in veste di testimonial Stefano Pareti, Sindaco negli anni ottanta.
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Non una riga, nonostante la mia mail di comunicazione, sulla stampa locale, esclusi anche dal taccuino elettorale che non nega spazio nemmeno ai cani e a chi rappresenta poco più di sé stesso. Incidente di percorso, ho commesso un errore di digitazione? Nientaffatto: concedere spazio ai socialisti ma senza esagerare sembra il diktat di tutti gli addetti all'informazione. Così non una riga per annunciare la nostra presenza ma alle 11 si presenta Prospero Cravedi, fotografo ufficiale della testata giornalistica da una vita, mi chiede dove sia Benaglia, ex presidente della Provincia, Sindaco per due anni nei primi anni novanta poi “in esilio” a Roma, oggi candidato alla Camera voluto dal vertice del Partito e come tale una delle quattro “teste di serie”. Ricerca telefonica: sta sorseggiando un caffè, arriva di corsa (inevitabile per un politico d’esperienza quando s’annuncia la presenza dei mass media).
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Naturalmente occupa la scena, Franco Benaglia, già leader locale della corrente di sinistra, quella di Riccardo Lombardi, nemico giurato dei craxiani di Stefano Pareti. Protagonista dopo il 1994, dopo lo scioglimento del Partito, della diaspora socialista, approdato ai D.S. via Valdo Spini.
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Senza dar troppo nell’occhio si defila Pareti, esponente di punta dello S.D.I. di Enrico Boselli, un tempo craxiano di ferro e come tale fiero avversario di Benaglia lungo tutti gli anni ottanta ma, dopo lo scioglimento del Partito (di fatto determinato dal “manettaro” Di Pietro e dalla fuga di Bettino Craxi all’estero), rigidamente orientato col centrosinistra.
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Non esita alla sosta, invece, Federico Scarpa, vecchio “cavallo pazzo”, da sempre abituato alla corsa solitaria, seguace dopo il 1994 del Nuovo P.S.I. di Gianni De Michelis, reduce dall’allineamento contro natura con Forza Italia e Silvio Berlusconi. Da qualche mese componente della Costituente Socialista, ovvero il percorso voluto da Boselli, Bobo Craxi, De Michelis, Spini per superare la diaspora arrivando ad un nuovo Partito con l’aggregazione aggiuntiva dei “nuovi” provenienti dai D.S. (Angius e Grillini) o dalla Rosa nel Pugno (Turci). Reduce da una violentissima polemica contro due dei quattro componenti la Costituente, i rappresentanti dello S.D.I. (GianCarlo Bolici) e di Democrazia e Socialismo, il movimento cioè di Angius e Spini (quindi Claudio Arzani, ovvero io). Colpevoli, a suo dire, d’aver tramato per escluderlo dalle candidature, costringendolo al "ritiro della disponibilità" (forse in verità mai pervenuta alla Direzione nazionale del Partito). Io e GianCarlo: due scorretti, ha dichiarato Federico sulla stampa definendo chiuso (per ora) il tavolo della Costituente, se ne riparlerà al Congresso, dopo le elezioni. Sarà massimo il suo impegno, come ha vergato lo scriba convocato ad apposita conferenza, per far cadere la testa degli indegni!
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Vien da pensare: i socialisti italiani perdono il pelo ma non il vizio! Ne metti insieme tre e si dividono per quattro. Un po’ il destino di tutta la sinistra, perennemente impegnata nel frantumarsi in mille “rivoli”.
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Scenario ben diverso dal socialismo di Zapatero: c’è molto da fare per far crescere anche in Italia una pianta con radici nuove ma, bisogna dar atto, Boselli con coraggio ci prova. Volenti o nolenti i socialisti. O perlomeno volenti o nolenti "certi" socialisti.
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Mi avvicinano un paio di anziani, socialisti di vecchia data: hanno letto della mia scelta di ritorno dopo 16 anni, nelle fila del nuovo Partito, mi parlano con gli occhi pieni di gratitudine e mille auguri.
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Qualcuno, anche un paio di ragazzi s’avvicinano al banchetto, prendono i depliants arrivati dal nazionale. Forse hanno sentito parlare di noi in televisione. O intravisto i nostri manifesti in internet, quelli della campagna "siamo incazzati". Poca roba, ma l’importante è ricominciare.
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Chi vivrà vedrà. Anche se non supereremo il quorum necessario per l’elezione ma è giusto così, il Partito deve dimostrare di essere cosa seria, di saper svolgere un ruolo innovativo in un Paese dove tutta la politica sembra ingessata in funzione della semplice gestione del potere. Se così non fosse, tanto valeva confluire nella Sinistra l'arcobaleno.
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Intanto, via cellulare, un cronista della testata quotidiana cittadina, intervista Franco Benaglia, oggi nella direzione nazionale del Partito, “il personaggio”, come lo definisce mir nell’articolo pubblicato lunedi 23 marzo dal quotidiano Libertà: «Come ho già detto, ho accettato di buon grado di rimettermi in gioco in prima persona perchè le prossime elezioni possono segnare in negativo la storia di questo Paese sempre più in difficoltà».
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Quali sono i rischi?
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«Egoisticamente mi viene da rispondere - dice l'ex Sindaco - che il principale pericolo è la possibile scomparsa del Partito socialista: alla base del mio ritorno in prima linea sta la consapevolezza che un brutto risultato elettorale potrebbe annullare la nostra presenza nella vita politica. Una prospettiva inaccettabile per chi come noi ha una storia di oltre cento anni e dei valori che dovrebbero essere messi alla base della ricostruzione dell'Italia».
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Quali sono le vostre principali proposte programmatiche?
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«Siamo l'unica vera forza riformista - chiarisce Benaglia - che vuole un rinnovamento effettivo: le parole d'ordine sono meritocrazia, trasparenza, solidarietà, laicità, ecologia. Coerenti con la tradizione e le idee che abbiamo portato avanti da sempre, anche nei momenti più difficili. Di sicuro noi non siamo responsabili della situazione tragica in cui è precipitato il Paese con la gestione politica degli ultimi 15 anni: mi stupisce che chi ha causato tutto ciò vada ancora a chiedere il voto ai cittadini, facendo finta di niente».
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In casa socialista regna comunque un certo ottimismo, conclude il cronista che chiede un commento anche a Michele Rizzitiello: «Durante i banchetti e i volantinaggi che stiamo portando avanti in tutta la provincia molte persone ci hanno manifestato la grande soddisfazione per il ritorno di una vera e unica forza socialista in Italia. In parecchi ci hanno detto che finalmente potranno tornare a votare come facevano fino a qualche anno fa. E raccogliamo sempre più consensi tra i tanti scontenti che sta facendo il Partito democratico».
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