Arzyncampo

Claudio Arzani (arzy) scendincampo e racconta e scrive, e scrive poesie, e scrive racconti, e scrive di sogni, sempre e ancora sogni d'Utopia.

Chi sono

Utente: claudioarzani
Nome: Claudio Arzani
14 febbraio 1954, bassa pianura emiliana, Fiorenzuola d'Arda, quell'era le debut. Oggi vivo e lavoro a Piacenza. Giornalista pubblicista, il destino ha voluto mi impegnassi in tuttaltro campo, al servizio dei cittadini nella sanità pubblica. Tuttavia scrivere, per me, é vitale, divertente, essenziale, un mezzo per esprimere la mia presenza nel mondo e dir la mia. Così dal giornalismo sono passato, per passione e non per lavoro, alla poesia, alla narrativa, ai resoconti, agli appunti ovunque e su tutto, fino alla scoperta del blog. Basta scrivere, appunto, per dire di aver qualcosa da dire alla gente di questo nostro mondo. Fin quando avrò una penna, ci sarò.

Il libro poetico pargol del cor (ed. Vicolo del Pavone Piacenza settembre 2005)



E' severamente proibito servirsi della toilette durante le fermate in stazione - Canti e poesie di lotta, esistenza, resistenza

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domenica, 05 luglio 2009

Notizie letterarie (25/09) da Infinitestorie.it e cronofoto di viaggio, Quanto sei sempre comunque bella Roma, 5 e 6 maggio 2009

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L’uomo che legge il giornale, di Giuseppe Minieco
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Per gli appassionati dei generi "Avventura" e "Storico"
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* Requiem *
di Robyn Young
(Ed. Nord, trad. di Laura Prandino, pp. 640, euro 19,60)
 Dopo la fine delle crociate in Terra Santa, il cavaliere templare Will Campbell, fiaccato nel corpo e nello spirito, torna a Parigi nella speranza di deporre finalmente le armi e seguire i dettami dell'Anima Templi, società segreta nata in seno all'ordine con lo scopo di perseguire la pace. Ma, in quel mondo dominato da intrighi e tradimenti, la pace è un sogno impossibile. I templari, infatti, hanno stretto un'alleanza con re Edoardo, sovrano d'Inghilterra e nemico giurato di Will, che intende avvalersi del loro aiuto per marciare alla conquista della Scozia. Will è dilaniato dai dubbi: combatterà per una causa nella quale non crede - seguire i fratelli templari significherebbe tradire la sua amata terra natia - oppure prenderà le armi in difesa della Scozia, rompendo così il voto fatto all'ordine?
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Giardini romani, pace e devozione
Roma, 5 e 6 maggio
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Per gli appassionati del genere "Fantasy e Fantascienza"
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* L'occhio dell'universo *
di Arthur C. Clarke e Stephen Baxter
(Ed. Nord, trad. di Gianluigi Zuddas, pp. 400, euro 20,00)
 Prima hanno creato il pianeta Mir in un universo parallelo utilizzando migliaia di "schegge temporali" terrestri. Poi hanno scatenato una spaventosa tempesta solare che ha ucciso miliardi di persone: soltanto un immenso scudo difensivo ha evitato l'estinzione della razza umana. Ma l'offensiva dei Primogeniti, misteriosa razza decisa a cancellare l'esistenza dell'uomo, prosegue con il lancio di una bomba che, generando un campo di "energia oscura", potrebbe distruggere ogni cosa. L'unica persona in grado di fermarli è Bisesa Dutt: dopo essere stata ibernata per diciannove anni, viene risvegliata e inviata su Marte per risvegliare il grande Occhio, la sola entità in grado di metterla in contatto con i Primogeniti.
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Tetti romani, ove s'aggira Romeo, er mejo gatto der Colosseo
Roma, 5 e 6 maggio
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Per gli appassionati dei generi "Fantasy e Fantascienza" e "Ragazzi"
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* Il volo finale *
di James Patterson
(Ed. Nord, trad. di Alessandro Zabini, pp. 256, euro 16,60)
 Dopo aver sconfitto Omega, terribile essere creato dai Camici Bianchi, i ragazzi mutanti vengono condotti dalla dottoressa Martinez a Washington, dove scoprono che il governo vorrebbe servirsi di loro. Costretto a fuggire nuovamente, lo stormo, guidato da Max, fugge in Antartide, ma nemmeno il continente di ghiaccio si rivela un nascondiglio adeguato: nuove, potenti creature sono sulle loro tracce, con il preciso ordine di fermarli per sempre.
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Quanto sei sempre comunque bella, Roma
Roma, 5 e 6 maggio
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Per gli appassionati del genere "Ragazzi"
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* Qualcosa in comune *
di Anne Fine
(Ed. Salani, trad. di Raffaella Belletti, pp. 128, euro 9,00)
 Durante una gita, cinque compagni di classe separati dal resto del gruppo vengono spediti dall'insegnante a dormire nella tetra e scricchiolante residenza di Old Harwick Hall. Lì, nel corso di una notte tempestosa, scoprono di avere qualcosa in comune: sono tutti figli di genitori separati. Mentre fuori il cielo è solcato dai lampi e i tuoni rimbombano, i cinque si raccontano le loro esperienze e scoprono che quella casa spettrale, un tempo, era abitata da un ragazzo con un patrigno davvero malvagio.
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Angolo relax a Villa Medici
Roma, 5 e 6 maggio
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Per gli appassionati del genere "Attualità"
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* La strategia dell'orso bianco *
di Moritz Huber
(Ed. Tea, trad. di Eleonora Bidetti, pp. 92, euro 9,00)
 In psicologia la resilienza è la capacità di condurre una vita serena nonostante le avversità della sorte. Ma è possibile impararla, anche da adulti? Grazie a un libro a metà tra favola e manuale, che prende spunto dalla storia dell'orso Knut dello zoo di Berlino, Moritz Huber dà il via a una discussione sulle possibilità di gestire le situazioni critiche e dimostra come utilizzare una serie di strategie concrete per superare i periodi di crisi, e uscirne più forti.
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Donna che legge, di Andrea Palermo
postato da: claudioarzani alle ore luglio 05, 2009 00:09 | link | commenti
categorie: fotograffiando, andarperviandando, news autori e editori
sabato, 04 luglio 2009

“Pressioni stragiformi lontane dal caso”, lirica di Massimo Avenali, fotopoeta fuor di riga, da Pescara

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Con un cielo capovolto addosso,
che dicono spinga verso la gravità terrena,
in una doppia forza che aggrappa alla terra:
come humus di umori e sangue,
di truculente gioie ed estatiche fini.
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Mentre (la/là) eco
di uno squarcio tracheidale
vomitato dallo stomaco
marcio di aria rappresa…

… arriva al timpano
per spaccarlo e piantarsi
nella materia cerebrale.
E!
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E i cieli capovolti
nascondono l’azzurro dietro il grigio.
E premono con atmosfere
che neanche immaginiamo.
E hanno millibar, solo millibar,
come grottesche casse di legno
che non bastano a contenere le carni inermi.
***
Millibar:
da Roma a Teheran
da Santiago a Berlino
da Mosca a Mogadiscio.
Facendo il giro del mondo.
Passando indifferenti nelle vene.
Premendo indifferenti fin nelle vene.

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Millibar sotto un cielo che è unico,
sopra una terra che non cambia.
Schiacciata,
come sempre,
da ogni Noi contro Loro.
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postato da: claudioarzani alle ore luglio 04, 2009 01:35 | link | commenti (1)
categorie: poesie daltri
venerdì, 03 luglio 2009

Quando tace la voce del cuore e invece di filosofia s’affronta ragioneria (con omaggio all’arte di Antonella Marchesoni)

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Ludmilla
grafica su cartone
di Antonella Marchesoni
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Ancora ricordi, a margine della lettura del romanzo di Edvige Spagna, “I Roccalta” (qui la recensione), saga familiare del nobile Cosimo Ascenti che, nel nome del superiore interesse del Casato, rinuncia alla passione per donna Umberta. Ne vale la pena? Tacitare la voce del cuore per una magari presunta “ragione superiore”? Giunto alla fine delle medie inferiori, gli insegnanti consigliarono ai genitori l’iscrizione al liceo scientifico: in realtà era evidente la mia propensione naturale per le materie letterarie e dunque per studi classici. Ma quella era ancora un’Italia classista, con le Università a numero chiuso, era difficile ipotizzare che un figlio della classe lavoratrice, di un ferroviere, potesse farsi strada in ambienti riservati alla ricca borghesia e, in generale, alla “classe padrona”. Classico no, non esageriamo, ma liceo scientifico si, dunque. Invece la scelta, che comunque fu mia e dei miei 14 anni, non tenne conto di tutto questo. Il calcolo fece riferimento alla situazione familiare: fosse mancato lo stipendio del padre, chi avrebbe potuto mantenere mammà? Meglio dunque una scelta orientata ad un lavoro garantito al termine dei cinque anni e per quanto all’Università, chi vivrà vedrà, fu il pensiero finale. Per questi in fondo encomiabili motivi mi sono iscritto a ragioneria rinunciando a letteratura e filosofia. A posteriori devo dire di aver maturato una mentalità tendente al concreto che mi permette di rendere operative le idee generate dalla fantasia. Giustificazione identica a quella della volpe che abbandona il filare troppo alto dell’uva trovando pubblica giustificazione nel fatto, ipotetico, che in fondo ancora non è matura. Infatti il cuore, ancora oggi, mi porta verso gli ambiti lidi letterari, filosofici, umanistici e purtroppo, nel mentre la quotidianità professionale mi porta spesso a far di conto, inevitabilmente mi scontro con la mancanza di quelle basi che solo un indirizzo scolastico corretto avrebbe potuto darmi. Potevo recuperare da autodidatta? Facile a dirsi, meno a farsi: manca il tempo e spesso soprattutto manca il metodo corretto. Inevitabilmente il tempo degli studi, della costruzione della base formativa, è sepolto nei decenni passati e da decenni è tempo di realizzazioni, di concretizzazioni che non lasciano spazio per un adeguato recupero delle conoscenze fondamentali. La filosofia? Sepolta sotto le macerie del calcolo della presunta ragione superiore. Ne valeva la pena? Naturalmente negli ultimi anni ho acquistato volumi su volumi, di filosofia, ma quando trovare il tempo per leggerli? Allora ecco, restare ad ascoltare per ore un’amica, lei con basi adeguate, affascinato come dal canto d’una sirena. Il fascino del pensiero, libero ed alto. Ma purtroppo non è altro che un palliativo e, ormai, chi ha dato ha dato o meglio ciò che è stato è stato, ciascuno cammina lungo percorsi paralleli che non si sovrappongono mai. Occasionali convergenze parallele, appunto. Nel frattempo mi sono laureato, in giurisprudenza, che sarebbe una specie di via di mezzo tra tecnica e libero pensiero umanistico. Sono un dirigente pubblico ed il mio lavoro, organizzativo, spesso impone valutazione dei numeri intrecciandoli con le situazioni della psicologia umana. Sì, tra una relazione organizzativa e l'altra mi diletto di poesia e se non faccio proprio letteratura, mi muovo al margine del mondo che a suo tempo ha accolto Pavese o Heminghway. Ma resta il profilo basso, la cultura limitata, “popolana” e popolaresca che ben poco conosce dell’elaborazione di Sofocle, di Archimede, di Platone. Infatti, va confessato, di quell’amica che dicevo non è solo il pensiero alto ad attrarmi ed anzi, dopo un tempo d’adeguato e attento ascolto, inevitabilmente l’occhio sfugge visibilmente senza vergogna alcuna ad ammirare colline floride e in fiore traboccanti dalla maglietta grigia, cancellando in un istante alto profilo intellettuale sostituito immantinente dall’infimo livello d’abitudini grossolane maturate nei bassi popolareschi e sotto il banco di ragioneria (dove si tenevano le riviste spinte, da Caballero alle copertine con le conigliette americane). Per inciso papà a fine anno compirà 83 anni ed è ben vivo e vegeto. Mammà, invece, di anni ne fa 82 a settembre. Allora. Rinunciare alla filosofia a favore della ragioneria, ne valeva veramente la pena? Oppure, più semplicemente, tanto vale ormai prender la vita come viene e saper cogliere quanto di buono la stessa ormai propone e ciò che è stato comunque così è andato? E allora, semplicemente, ove la vita concreta è avvolta nella rete del possibile e conveniente, lasciamo che almeno l'occhio cada dove il cuor lo spinge.
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Stati di emergenza e sussulti nelle leggi della fisica e della logica
olio su tela
[ immagini tratte da Facebook ]
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Omaggio a Antonella Marchesoni: classe 1959, diplomata all’Istituto d’arte di Trento, residente a Prato, nella verde Toscana, operaia per necessità pittrice da sempre per passione
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postato da: claudioarzani alle ore luglio 03, 2009 01:07 | link | commenti
categorie: incontri dautore, memoria racconta
giovedì, 02 luglio 2009

Quando “ragioni superiori” soffocano la voce del cuore piange l’anima [con omaggio all’arte di Antonella Marchesoni]

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Terra, fuoco, aria, acqua
acrilico su tela
di Antonella Marchesoni
[ Quadro rubato a Verona nel 1980 ]
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Una specifica personale a margine di una lettura davvero coinvolgente, quella del romanzo di Edvige Spagna, I Roccalta (recensito ieri). Cosimo Ascensi di Roccalta, il protagonista, rinuncia ad una passione profonda sacrificando le ragioni del cuore al superiore interesse della famiglia, delle tradizioni, del patrimonio del Casato. Ne è valsa la pena? Nella vita di ogni essere umano sono probabilmente mille ed oltre altri mille i ricordi di “ragioni superiori” che hanno determinato scelte con rinunce a qualcosa per cui “batteva il cuore”. Ricordo l’ultimo anno delle Superiori, dicembre 1972, l’allora tradizionale sciopero contro la “strage di Stato”, le bombe alla Banca dell’Agricoltura in piazza Fontana a Milano. Il cuore, come sempre, mi allineava alle ragioni della necessità dello sciopero ma era l’ultimo anno, lo spettro dell’esame finale già incombeva, alle spalle avevo già un ricco carnet di proteste e partecipazioni a scioperi e manifestazioni con annesse interrogazioni di rappresaglia e segnalazioni in Questura, oltre ad un’estate passata sui libri per aver dovuto recuperare due materie a settembre (strumento repressivo del sistema scolastico per l’impegno politico o per le distrazioni sentimentali con l’innata tendenza a perdere la tramontana per il filo di una sottana?). Soffocate le ragioni del cuore sull’altare dell’idolo diploma, quel 12 dicembre 1972 ho evitato i compagni del picchetto, sono entrato. Ne valse la pena? Col senno di poi probabilmente fu un sacrificio inutile, superfluo. Per fortuna comunque apparentemente non ha lasciato strascichi particolari: negli anni a seguire tante altre volte avrei seguito le ragioni del cuore, ignorando spesso le “ragioni superiori” d’una presunta convenienza personale. Però, a ben guardare, ritornando a quel giorno, non posso dimenticare che, tra i compagni del picchetto, c’era Franca Bassi. Molti anni dopo sarebbe diventata per un breve ma significativo periodo deputato nelle liste dei Verdi sole che ride: non potrò mai dimenticare la delusione nei suoi occhi e quella sua frase, quelle parole dette con la dolcezza che da sempre la contraddistingue. “Anche tu?”. Durante la lezione quella frase m’attanagliava i pensieri come un marchio d’infamia e probabilmente se poi nella vita ho cercato e imparato a ridurre al minimo certi “sacrifici”, in buona parte è grazie proprio a Franca e al suo inconsapevole “insegnamento”. Perché in ogni caso le rinunce, comunque vada a finire, anche se apparentemente utili a qualche calcolo di convenienza, lasciano sempre uno strascico, un rammarico, un senso di sporco, di fango col quale si è indelebilmente macchiata la propria coscienza, l’anima, il cuore.
Una ferita, insomma, un dolore.
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La stanza degli specchi
acrilico su tela
[ immagini tratte da Facebook ]
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Omaggio a Antonella Marchesoni: classe 1959, diplomata all’Istituto d’arte di Trento, residente a Prato, nella verde Toscana, operaia per necessità pittrice da sempre per passione
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postato da: claudioarzani alle ore luglio 02, 2009 00:34 | link | commenti (1)
categorie: incontri dautore, memoria racconta
mercoledì, 01 luglio 2009

“I Roccalta”, romanzo di Edvige Spagna, Sperling & Kupfer editori

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www.sperling.it/scaffale/PES
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Una vicenda d’altri tempi, una saga familiare ambientata nella Sicilia a cavallo tra fine Ottocento e nuovo secolo: la storia di Cosimo Ascensi di Roccalta. Nobile, che ama la vita e la bellezza, elegante, generoso, attratto dalle languide raffinatezze delle signore che vivono nella dorata società cittadina. Ma soprattutto legato al Fossatello, la terra, il podere della famiglia, al quale legherà l’intera vita. Una passione segreta nel cuore, per donna Umberta, maritata ma che condivide totalmente il gioco di sguardi, le piccole accorte esternazioni tali da rivelare ai due la passione latente ma non al punto di dar adito a pettegolezzi esterni. Che danneggerebbero la figura ed il ruolo del Nobil Uomo e soprattutto potrebbero determinare discredito tale da influenzare gli affari e quindi danneggiare il Fossatello. Anche per questo, in nome del Casato, Cosimo fugge dalle tentazioni e sposa la dolce Maria Celeste. Per la quale prova sicuramente una discreta attrazione ma non certo amore e non la passione, il fuoco che, invece, scatena ed accende anche il solo sguardo della bella ed elegante donna Umberta. La quale, alla notizia del matrimonio, non esiterà a lanciarsi in una folle corsa a cavallo dal tragico epilogo, immolandosi ad un amore negato che, nel suo intendimento, dovrebbe diventare perenne rimorso. Certo il fatto colpisce Cosimo ma si tratta d’un istante, alla fine la “ragion del Casato” (e del Fossatello) prevale su tutto. Eletto deputato nelle file del partito liberale progressista, con simpatie protosocialiste, non esiterà a schierarsi a favore dei diritti dei “suoi” contadini, anche quando questo può significare una riduzione del potere padronale purchè, naturalmente, ad avvantaggiarsene sia anche la terra, il podere. E quando il Fossatello, per superare una momentanea crisi economica richiederà la sua presenza, non esiterà ad abbandonare la pur brillante carriera politica. Il romanzo, che accompagna Cosimo fino alla morte, prosegue poi negli anni successivi diventando saga familiare che travalica le generazioni mostrando il mutare dei valori col mutare dei tempi. Con una caratteristica degna di nota. L’autrice, Edvige Spagna, è nata a Siracusa nel 1917 e, a 92 anni, ci propone queste pagine che definirei avvincenti, pervase dal senso della storia e di valori forse superati, certo non più adeguati ai tempi ma dei quali è bene non perdere la traccia se è vero che il presente inevitabilmente deve trovare le sue radici nel meglio del nostro passato. Con peraltro una considerazione che alla lunga inevitabilmente porta il lettore di fronte allo specchio, alla ricerca dei tanti momenti della vita dove una qualche “ragione superiore” ha portato a soffocare la voce del cuore. Ne è valsa la pena? E su questo interrogativo, leggendo delle scelte di Cosimo, ciascuno potrà riflettere sulle proprie scelte, pesarle, valutarle col senno di poi. Magari soffocando un rantolo di rammarico di fronte all’ineluttabile troppo tardi, con l’augurio che almeno appunto ne sia valsa la pena.
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Glicine in fiore, di Maria Nobili
www.dimensionearte.it/foto.php?img=7&id_artis...
postato da: claudioarzani alle ore luglio 01, 2009 01:15 | link | commenti
categorie: libri letti recensioni
martedì, 30 giugno 2009

“Lo scorrere lento del peccato nella passione”, lirica in versi di Catherine La Rose, poeta, nata francese, oggi romana

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Opera "senza titolo" della serie Armocromie, di Lorenzo Basile
dalla pagina personale dell'artista in FaceBook
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Questo peccato
che mi tenta
l'ho smarrito nell'oblio
quello che mi offende..
Sapessi quanti peccati il cuore languisce
basta immaginarne il gusto
basta il rosso colore
questo avanzare lento
scivolare dentro
imbrattarsi le mani di linfa
ardersi di lava fino alla cenere
polvere d'amore che t'inebria
Prende il tempo nella mente
tutto questo peccato
matura come un karma
e con la brama di passione
in un tormento t'investe
Nel dolce e amaro
entra e esce
ascolta i torpori pensieri
s'innamora delle ferite
annida in silenzio
porta il peso alle palpebre
dilata le narici
assotiglia gli odori
bacia il labbro superiore
condanna l'altro al gusto
e serve il sapore
al trionfo palato......
Nella saliva trova consenso
impasta le parole..i sospiri
mentre il desiderio avanza
avanza e t'ingoia
t'ingoia e circola nelle vene...
infiamma i tessuti
brucia l'aria tra le carni
intorpidisce i muscoli
elettrizza e confonde i nervi
lascia il corpo vibrare
frulla nell'aria
e su questo sudario di sensi
in febbrile fusione
ci travolge un irresistibile mare di passione
quanta pace trovi dentro
dentro questa lirica immensa......
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"Profumo"
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Era una promessa (vedi qui): ospitare una lirica, ammirato dalla carica di eros, dal vestito color della passione, di Catherine e, dopo i fasti e i fatti della scorsa settimana, ecco finalmente giunto l’appuntamento
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postato da: claudioarzani alle ore giugno 30, 2009 01:06 | link | commenti (2)
categorie: poesie daltri
lunedì, 29 giugno 2009

Notizie letterarie (24/09) da Infinitestorie.it e cronofoto di viaggio, Roma, quelli eran giorni, 5 e 6 maggio 2009

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Gerard Terborch, A Lady reading a letter
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Per gli appassionati del genere "Cultura"
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* La ragazza yemenita *
di Curt Leviant
(Ed. Guanda, trad. di Irene Abigail Piccinini, pp. 224, euro 15,00)
 A ottantadue anni il premio Nobel per la letteratura Yehiel Bar-Nun, il più grande scrittore israeliano vivente, è all'apice della fama. Elusivo e sfuggente come una bella donna - come la bruna ragazza yemenita di un suo racconto giovanile - ama confondere e sconcertare i suoi ammiratori, concedendosi loro con il contagocce; e forse proprio questa reticenza contribuisce al suo fascino. Ezra Shultish, professore di letteratura ebraica in un college newyorkese e scrittore di belle speranze, si è trasferito a Haifa per un anno di congedo sabbatico proprio per passare quanto più tempo possibile con quell'uomo leggendario, che ammira fin dalla giovinezza, ma Bar-Nun sembra continuamente sfuggirgli: la delusione è tale che Shultish, mortificato, finisce per ammalarsi. Nel corso della convalescenza conosce Miriam, "una regina Esther yemenita", che gli appare come l'incarnazione vivente dell'eroina del suo racconto prediletto. E proprio grazie a Miriam, forse, Shultish riuscirà ad acquistare una nuova consapevolezza di sé e del suo rapporto con il maestro.
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Vacanze romane, la fontana di Trevi
Roma, 5 e 6 maggio
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Per tutti
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* Una pessima allieva *
di Kate Long
(Ed. Garzanti, trad. di Sara Caraffini, pp. 390, euro 18,60)
 Kali non è un'allieva come le altre. Anna lo capisce subito appena la vede entrare in classe per la prima volta: capelli rossi, camicetta troppo attillata, reggiseno provocante in bella vista. E uno sguardo bellicoso, proprio come la divinità indiana a cui è ispirato il suo nome. Ma Anna non si fa intimidire così facilmente. Sì, la sua vita privata è un disastro: il suo matrimonio arranca, e anche l'avventura extraconiugale che ha iniziato per consolarsi si sta lentamente trasformando in un cappio intorno al collo. Ma è nella sua classe che la donna dà il meglio di sé. Come insegnante è davvero in gamba: segue le regole, lavora sodo e ottiene ottimi risultati, anche con gli elementi più difficili. Kali è bellissima, intelligente, spiazzante, ma anche estremamente vulnerabile e bisognosa di una guida. Anna instaura da subito un rapporto speciale con la ragazza, un rapporto che dovrebbe colmare il vuoto nella sua vita di quarantenne senza figli. Un'amicizia che potrebbe salvare entrambe, ma che invece trascina la vita professionale e privata di Anna in una spirale che minaccia di distruggere tutto ciò che è più importante per lei.
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* Contento tu *
di William Sutcliffe
(Ed. Salani, trad. di Laura Serra, pp. 300, euro 15,00)
 Matt ha un prestigioso lavoro presso un'altrettanto prestigiosa rivista (che si chiama "Bocce!") ed esce con ragazze che hanno la metà dei suoi anni. Paul vive in una misteriosa comune, ed è terribilmente elusivo con la madre (ma non con il padre) riguardo la propria vita privata. Daniel passa i sabato sera rintanato nel suo appartamento a leggere romanzi e chiedersi piagnucolando che cosa non abbia funzionato con la sua ex, Erin. Secondo Carol, Helen e Gillian, le rispettive madri, questo non è esattamente il massimo della vita, e decidono di passare all'attacco: faranno irruzione nelle case dei rispettivi figli e si fermeranno - rigorosamente non invitate - da loro per una settimana. Sette giorni per conoscersi meglio e aiutare i propri figli, che non si decidono a diventare adulti, a riprendere le redini della propria vita.
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Da quel balcone s'affacciava Sandro Pertini, Presidente partigiano
Roma, 5 e 6 maggio
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Per gli appassionati del genere "Thriller, Horror, Noir"
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* Il papiro insanguinato *
di Elizabeth Peters
(Ed. Nord, trad. di Maria Barbara Piccioli, pp. 464, euro 14,90)
 Quando Ramses, il giovane e brillante figlio di Amelia Peabody, compra un antico papiro, consunto dai secoli, nessuno può immaginare che quel bizzarro reperto contenga una parte del Libro dei Morti, una raccolta di formule magiche e preghiere arcane che, secondo la leggenda, hanno il potere di resuscitare i morti e guidare le anime nell'oltretomba. E, soprattutto, sono una straordinaria fonte di informazioni archeologiche, che possono aprire le porte di nuove scoperte al gruppo guidato da Amelia e da Radcliffe. Ma un reperto così importante non può che attirare l'attenzione di predatori, collezionisti senza scrupoli e, in particolare, del geniale Maestro del Crimine, l'uomo che più volte ha sfidato l'acume e il coraggio di Amelia. Ecco perché una campagna nata sotto una cattiva stella rischia di diventare l'ultima spedizione della famiglia Emerson.
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* I delitti della Dordogna *
di Michelle Wan
(Ed. Garzanti, trad. di Serena Lauzi, pp. 350, euro 18,60)
 Dordogna, sud-ovest della Francia, una placida mattina di primavera. Il corpo senza vita dell'artista di strada Véronique Rignon giace riverso a terra nel suo appartamento. I risultati dell'autopsia non lasciano dubbi: la donna è morta a causa di due colpi alla nuca ben assestati, probabilmente con un oggetto arrotondato come una bottiglia. In assenza di prove, i sospetti della polizia si concentrano su Julian Wood, ex marito della vittima, esperto di orchidee, e Mara Dunn, designer d'interni e sua attuale compagna. A Julian e Mara, circondati dai pettegolezzi e dalla diffidenza del paese ma determinati a scagionarsi, non rimane altra scelta che indagare nel passato della vittima. Un passato oscuro, trascorso prima come infermiera in una clinica per disturbi del sonno e poi con un luna park itinerante, celata dietro una maschera di Pulcinella, quasi volesse far perdere le proprie tracce. Perché Veronique si stava nascondendo, e soprattutto da chi? E come mai quel cambiamento di lavoro improvviso? Mara intanto è abbandonata a se stessa - Julian ha deciso di partire per la Cina alla ricerca di una rarissima orchidea - e da sola deve capire. Prima che sia troppo tardi. Perché il sangue non ha smesso di scorrere in Dordogna.
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L'imbrunire s'avvicina, tutti a casa a riposar 
Roma, 5 e 6 maggio
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Per gli appassionati dei generi "Thriller, Horror, Noir" e "Azione"
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* Il codice del silenzio *
di Barry Eisler
(Ed. Garzanti, trad. di Gianni Pannofino, pp. 342, euro 18,60)
 Alex e Ben sono fratelli, ma non potrebbero essere più diversi. Alex è un avvocato rampante specializzato in tecnologia informatica e vive nella Silicon Valley, mentre Ben, veterano di guerra cinico e sprezzante, lavora a Istanbul come agente segreto per il governo americano. A unirli è soltanto una cosa, l'odio che provano l'uno per l'altro, da quando la sorella è rimasta uccisa in circostanze misteriose. Una morte di cui Alex ha sempre attribuito la responsabilità a Ben. Ma adesso è venuto il momento di dimenticare il passato. Perché, come anni prima, c'è di nuovo in gioco la vita, quella di Alex questa volta. L'affare in cui è rimasto invischiato sta diventando maledettamente pericoloso. Si tratta del brevetto di un software, Obisdian, che potrebbe rivoluzionare il mondo della rete, rendendo obsoleti gli altri programmi di protezione informatica. Tutti quelli che hanno avuto a che fare con quel dannato software sono stati uccisi. E ora è il turno di Alex. C'è un'unica persona al mondo in grado di aiutarlo, l'ultima persona a cui vorrebbe chiederlo: suo fratello.
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Colosseo, addio
Roma, 5 e 6 maggio
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Per gli appassionati del genere "Avventura"
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* Il tesoro di Ercole *
di Andy McDermott
(Ed. Longanesi, trad. di Andrea Marti e Stefano Tettamanti, pp. 450, euro 18,60)
 Per la giovane archeologa Nina Wilde è l'occasione di una vita. Dai suoi studi su antichi testi ha tratto la convinzione che esista una tomba in cui sono sepolti i resti del leggendario semidio Ercole. Se riuscisse a localizzarla, si tratterebbe del ritrovamento archeologico più importante di tutti i tempi. Insieme a Eddie Chase, ex SAS ed ex guardia del corpo, ora suo compagno di avventure e di vita, Nina parte alla ricerca della tomba. Ma è subito chiaro che non è l'unica sulle tracce dei resti di Ercole e delle favolose ricchezze che la tomba potrebbe contenere. E come se non bastasse, Chase deve fare i conti con una figura del suo passato, che rischia di mettere in pericolo non soltanto la relazione con Nina, ma anche la sua stessa vita. I due si trovano ben presto al centro di un'oscura cospirazione, che ha seminato tracce di violenza e corruzione in tutto il mondo: dalla Svizzera a Shanghai, dal Botswana a Londra. Inizia per loro una drammatica fuga che è anche una frenetica ricerca per individuare la tomba di Ercole prima che i suoi segreti cadano nelle mani sbagliate.
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Notturno romano
Roma, 5 e 6 maggio
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Per gli appassionati dei generi "Avventura" e "Storie vere"
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* La montagna ed io*
di Alexander Huber
(Ed. Corbaccio, trad. di Valeria Montagna, pp. 272, euro 19,60)
 In questa autobiografia Alexander Huber racconta i suoi successi più importanti, le sconfitte, le scelte giuste e quelle sbagliate, e mette a nudo i propri limiti, proprio lui che ha aperto parecchie vie spettacolari sulla roccia, che affascina con la sua creatività e caparbietà, e sorprende per il modo in cui affronta il rischio. Parla di senso di responsabilità, delle tendenze più recenti nel mondo dell'alpinismo e di come il futuro degli sport alpini vada tutelato, tutti temi che emergono con immediatezza anche dalle conversazioni, che Alexandre Huber ripropone nel suo libro, fra la giornalista Karin Steinbach e le persone che lo conoscono da vicino.
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I Fori Imperiali
Roma, 5 e 6 maggio
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Per gli appassionati del genere "Storie vere"
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* Lettera a mia madre *
di Waris Dirie
(Ed. Garzanti, trad. di Stefania Cherchi, pp. 188, euro 16,60)
 Quello tra Waris Dirie e sua madre è sempre stato un legame profondissimo ma certo non un rapporto facile. A dividerle sono stati anche i diversi destini. La madre è rimasta nei deserti della Somalia, dove è nata Waris, a condurre la vita difficile dei nomadi, in una società violenta e incatenata alla tradizione, dove alle donne è concesso soltanto un ruolo subordinato. Sua figlia è diventata una delle modelle più famose del mondo, è stata nominata ambasciatrice dell'ONU nella lotta contro le mutilazioni genitali femminili, i suoi libri hanno conquistato e commosso milioni di lettori. Waris però non ha mai dimenticato le sue origini, anche se per anni non ha potuto tornare in Somalia perché era troppo pericoloso. E quando ha finalmente potuto incontrare sua madre, ha trovato una donna malata. Ha provato a parlarle, per ritrovare il conforto dell'affetto reciproco. Ma a volte parlarsi, quando ci sarebbe troppo da dire, diventa un'impresa difficile, quasi impossibile. È per questo che Waris Dirie ha scritto "Lettera a mia madre": per costruire un dialogo, per recuperare la pace interiore che il successo, la fama e il denaro non le hanno dato.
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Il mondo visto da Trinità dei Monti
Roma, 5 e 6 maggio
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Per gli appassionati dei generi "Mare" e "Attualità"
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* Nei mari dei pirati *
di Nicolò Carnimeo
(Ed. Longanesi, pp. 256, euro 17,60)
 Lo dimostrano le cronache più recenti: i pirati sono ancora fra noi. Si stima che negli ultimi venticinque anni nelle sole acque del Sudest asiatico siano state attaccate più di diciassettemila navi, con una media di settecento all'anno. I nuovi predoni del mare dispongono di armi sofisticate e tecnologia satellitare, prosperano nelle acque di quelle nazioni in cui vi è forte instabilità. Nel seguire le tracce della pirateria moderna, dal sequestro del veliero da crociera francese Ponant a quello della gigantesca petroliera Sirius Star, questo reportage ci porta in luoghi lontani ed esotici, ci fa conoscere i nuovi spietati bucanieri e chi ogni giorno li combatte. La guerra ai pirati del terzo millennio è appena iniziata e nessuno può sentirsi al sicuro: oggi anche una tranquilla vacanza in barca a vela può diventare un incubo.
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Voglia di baci
Roma, 5 e 6 maggio
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Per gli appassionati del genere "Fantasy e Fantascienza"
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* Il destino dei nani *
di Markus Heitz
(Ed. Nord, trad. di Dario Leccacorvi , pp. 612, euro 19,90)
 La Forra Oscura è stata sigillata e la Terra Nascosta è salva, anche se questa volta il prezzo da pagare è stato molto alto: Tungdil Manodoro, ferito al cuore, è rimasto intrappolato in quel mare grigio. Inoltre nuovi pericoli incombono: gli albi e i draghi sopravvissuti imperversano per i regni, terrorizzando la popolazione, e la barriera protettiva che divide la Terra Nascosta dalla Forra Oscura è sempre più debole. Boindil e Goda la sorvegliano giorno e notte, tuttavia l'inevitabile non può essere fermato: il diamante che irradia il potere magico dello scudo si disintegra e un esercito di creature del male, guidate dal Kordrion, attacca la guarnigione di nani. Da quell'ammasso di mostri, però, emerge una figura del tutto simile a Tungdil Manodoro. Ma è davvero lui, di ritorno dalla Forra Oscura, oppure si tratta un essere malvagio, celato sotto le sembianze dell'eroe che aveva sacrificato la propria vita per salvare i compagni? Al colmo della gioia per aver ritrovato il vecchio amico, il Rabbioso non ha dubbi sull'identità di Tungdil, mentre Goda è più diffidente e teme che la Forra Oscura abbia mutato lo spirito di colui che ha forgiato la Lama di Fuoco.
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Via Condotti
Roma, 5 e 6 maggio
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Per gli appassionati del genere "Ragazzi"
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* Jack il Diavolo a molla *
di Philip Pullman
(Ed. Salani, trad. di Priscilla Rossi, ill. di David Mostyn, pp. 112, euro 9,80)
 Nei malfamati e fetidi vicoli della vecchia Londra, tre bambini tentano la fuga dall'orfanotrofio. Ma, in agguato nella nebbia, qualcuno li sta osservando: Mack Coltello, il più malvagio di tutti i criminali. Un romanzo originalissimo dai molteplici livelli di lettura: un giallo avventuroso, una divertente storia a fumetti, la parodia di una misteriosa e leggendaria figura demoniaca del periodo vittoriano, trasformata da Philip Pullman in uno strampalato supereroe che salva i bambini.
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John Constable, The Bridges family
postato da: claudioarzani alle ore giugno 29, 2009 01:24 | link | commenti
categorie: news autori e editori
venerdì, 26 giugno 2009

Adeguamento ai nuovi orientamenti elettorali, baricentro a destra

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Milano, via Festa del Perdono, Università Statale
Tempi moderni: disco verde per i fascisti
26 giugno 2009
postato da: claudioarzani alle ore giugno 26, 2009 01:08 | link | commenti
categorie: fotograffiando, andarperviandando
giovedì, 25 giugno 2009

Quando un figlio regala emozioni e si laurea alla Statale, d’un tratto squilla il cellulare, arriva una telefonata, è Poesia

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Fabrizio Arzani,
la proclamo dottore in Scienze dei beni culturali”
Università degli Studi, la Statale di Milano
Dipartimento di lettere e filosofia
Milano, 24 giugno 2009
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Emozioni. Che si susseguono. Dopo l’apertura, con le due splendide colleghe immortalate nel post di ieri, Maria Rina e Noris, del corso per operatori d’aiuto nell’ambito dell’organizzazione e dell’ammissione ad offrire servizi ai pazienti negli ospedali dell’Asl che mi garantisce pane e companatico, dopo la pubblicazione da parte di Barbara Puglisi da Catania della rappresentazione su quadro dipinto di “le donne di Mortizza”  (fatti dei quali davo notizia ieri), ecco mercoledi 24 giugno il giorno della discussione della tesi di laurea di Fabrizio, primogenito di belle future speranze.
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Lo confesso, spesso mi lascio andare ad una visione “epica” (utopistica?) dell’umane vicende magari in qualche caso enfatizzando realtà che, ad una più serena analisi, si rivelano decisamente più pragmatiche, escono dal mito e addirittura magari si rivelano deludenti. Misere. Forse, in una parola, semplicemente umane, nel senso che non sono di noi esseri umani le cose degli Dei.
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Certo. Eppure insisto, nel credere nel mio mondo vissuto e reinterpretato attraverso un sottile velo onirico che trasforma una piazza qualunque in un sogno, un miraggio, una realtà fantastica. Il regno del Mago di Oz, le vesti azzurre brillanti di polvere di stelle di Utopia nipote di nonna Eresia, le baracche che diventano castelli e manieri dove trova rifugio Don Chisciotte della Mancha, quell’uomo che mette in testa un vecchio catino arrugginito e si trasforma nel più puro dei cavalieri erranti in armatura.
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Lo confesso, la Statale, l’Università pubblica di Milano per me laureato nella paciosa, defilata e tranquilla Parma, da sempre rappresenta il mito, il luogo dove, negli anni settanta, all’indomani di quel 68 condotto ancora dai figli della borghesia (quelli di Valle Giulia, per intenderci),  grazie al superamento del numero chiuso, entrava la meglio gioventù, i figli della classe operaia, quelli che avrebbero elaborato il progetto d’una società nuova, rompendo gli schemi di un paese organizzato con rimandi continui alle visioni della Chiesa, degli industriali, dei palazzinari, delle divise in quanto soggetti della repressione, del conservatorismo dell’Italia borghese.
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Certo, non manca mai chi alza la manina servile, chi si picca per quattro soldi di piegar la schiena a rendere servizio al potere costituito e ricorda e blatera degli errori commessi, dei fallimenti, dei sogni svaniti di quella meglio gioventù di allora. Ma eppure, lor signori, nonostante voi, questo mondo è cambiato. Nei modi di essere, nei valori di riferimento, negli equilibri sociali. Radicalmente. Grazie anche e soprattutto alla scuola, alle Università, al diffondersi della cultura e del libero pensiero. Con la Statale in testa. Ne han fatta di strada, gli infelici rinchiusi dai nobili e dal clero nei ghetti della corte dei miracoli!
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Per tutto questo l’emozione è stata forte quando la presidente della commissione ha dichiarato a voce alta nell’aula del dipartimento di lettere e filosofia, “la proclamo dottore in scienze dei beni culturali”. Emozione. Come padre. Ma anche e soprattutto come rappresentante di una storia familiare, delle generazioni che hanno attraversato Ottocento e Novecento venendo dal mondo del lavoro, dalle officine, dalle campagne, le generazioni che in quel mondo sono vissute e cresciute.
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No, Fabrizio non poteva studiare alla Bocconi, l’Università commerciale, quella della ricca borghesia industriale, quella dei giochi della finanza dove conta la speculazione mentre lavoro e accumulazione di capitali sono diventate l’una nei confronti dell’altro variabile indipendente, naturalmente a danno della classe debole, quella di chi guadagna in base al lavoro e non speculando in borsa sulla pelle altrui. Dissanguamento, vampirizzazione delle  buste paga e dei risparmi accumulati imponendo, come nel caso delle banche, trattenute per servizi nella maggior parte dei casi fittizi.
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Fabrizio. Dottore, laureato. Alla Statale. Un’emozione già da sola molto forte. Alla quale, nel corso della lunga giornata di sole eppure rinfrescata da una leggera graditissima brezza, s’è aggiunta quella telefonata inattesa. Sconosciuto, il numero in evidenza sul display del cellulare (ma presto o tardi verrà il giorno che lo registrerò in rubrica e finalmente potrò riconoscerlo). Insomma, una risposta “al buio”, “senza rete”, per una notizia che arriva come un pugno allo stomaco e, naturalmente, al cuore, già ampiamente provato dalle vicende delle ultime 48 ore. "Pronto, chi parla?"
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Sono pronte le bozze del secondo libro poetico pargol del cor, attendono il ritiro presso la piccola casa editrice in forma cooperativa. Prende forma una nuova grande avventura letteraria. Naturalmente, ricca di speranze, di illusioni, di realizzazioni, di incontri, di scambio di comuni sensi. Emozionanti emozioni. Poesia dello spirito e dell'anima.
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Walking in Milano, mercoledi 24 giugno 2009
Le immagini sono realizzate da Edoardo,
alla prima esperienza con la Canon EOS 400D Digital
postato da: claudioarzani alle ore giugno 25, 2009 01:22 | link | commenti (1)
categorie: fotograffiando, sogni dautore 2
mercoledì, 24 giugno 2009

Quell’uomo, di mezzo a due splendide dame … magie di lunedi, accarezzano il cuore e fanno poesia

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22 giugno 2009, Ausl di Piacenza, ex convento Olivetano,
 Foto Michele Cinotti
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Inevitabile, ogni qualvolta ci si trova a “salire sul palco” una certa qual emozione: non ci si abitua mai. Per quante volte succeda, per quante volte sia successo, ogni volta fa storia a sé. Gli sguardi iniziali, da pesce lesso, di chi ascolta e non ti conosce e quel timor panico che ti coglie, quel leggero tremolio della voce che sottintende il timore di non entrare in sintonia.
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Così lunedi scorso, 22 giugno, introduzione del corso per operatori d’aiuto, assistenti non sanitari, in altre parole “badanti”, persone che offrono (a pagamento) compagnia al letto a pazienti ricoverati nel caso di impedimento dei familiari. In genere donne non giovanissime senza reddito o con pensione al minimo. Oppure straniere, equadoregne, ucraine, slave.
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Corso per operatori d'aiuto, "badanti" (Assistenza Non Sanitaria)
 Foto Michele Cinotti
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Il loro compito? Vigilare sul riposo del paziente, chiamare l’infermiera per ogni bisogno badando bene dal non prendere iniziative che, apparentemente utili, possono rivelarsi dannose. Evitare di somministrare farmaci, attendere alla pulizia del malato solo in accordo con l’infermiera, usare cautela nel somministrare pasti.
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Con un occhio di riguardo all’igiene, sia personale sia del malato e degli altri presenti in camera: una leggerezza sul piano della sicurezza, in corsia, può significare un’infezione con tutte le (spiacevoli) conseguenze che ne derivano.
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Maria Rina, Claudio, Noris

Foto Michele Cinotti

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Fine del soliloquio, segue quell’attimo, a fiato sospeso, che precede il gelido silenzio dell’aula e il lento sfollare a significare lo scarso interesse. Oppure, come lunedi scorso, addirittura l’applauso, “bravo, grazie, è stato davvero interessante”. Non si smette mai, d’emozionarsi.
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Emozione che s’aggiunge ad emozione. Per il successo dell’iniziativa, per l’essere al tavolo al centro di due splendide dame, Maria Rina e Noris, per la notizia arrivata via FaceBook che Barbara Puglisi, a Catania, ha concluso il dipinto dedicato ad una delle mie più care poesie, “le donne di Mortizza”. Magia di un lunedi.
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Annuncio da Catania: Barbara Puglisi, un quadro, una poesia

Foto Michele Cinotti

postato da: claudioarzani alle ore giugno 24, 2009 01:17 | link | commenti
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martedì, 23 giugno 2009

“La donna che parlava con i morti”, romanzo di Remo Bassini, Newton Compton editori

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www.arteinsieme.net/renzo/index.php?m=80&det=2797
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La volta, un tre anni fa, che sono salito su quel treno che da Alessandria porta a Vercelli lungo una linea secondaria attraversando le risaie, sembrava di tornare agli anni cinquanta, ai tempi delle mondine. Un paio di vecchi casolari parzialmente diroccati circondati da un velo d’acqua, parevano risuonare ancora dei canti delle ragazze che alla sera, con le gambe divorate dalle zanzare, rientravano nei cameroni. Costrette a vivere in tante in comune in attesa della fine della raccolta e di quel treno che le avrebbe riportate a casa. Andavo ad incontrare Remo Bassini, giornalista e scrittore in provincia, laureato con un passato in fabbrica, da operaio. Canticchiavo a mia volta, ammirando dal finestrino la campagna scorrere lentamente, “sebben che siamo donne paura non abbiamo”, “siur padron dalli belli braghe bianche, fora li palanchi, fora li palanchi ca turnum a cà”. Nessuna sorpresa se il treno, a sorpresa, si fosse fermato lì, tra i campi invasi dall’acqua, lasciandoci a mollo, figli di nessuno o di un qualche dio minore, nelle mani di un destino stabilito dalle bizze del vecchio motore di un’altrettanto vecchia littorina. Un’atmosfera di tempi andati, lontanissima dai treni velocissimi che sfrecciano sulle grandi direttrici promettendo un viaggio da Roma a Milano a far concorrenza in velocità ai bolidi lanciati sulle piste da corsa, secondo una logica legata al profitto che poco o nessuno spazio lascia ai tempi lenti dell’incedere dell’animo umano, della antica cultura contadina legata ai ritmi della natura più che alle logiche del conto in banca. Proprio l’ambiente del libro di Remo. Protagonisti che preferiscono, appena possibile, lasciare l’auto in ufficio, per andare in bicicletta o camminare. Magari per perdere quei grammi di troppo dannosi per la schiena e il didietro, residuo delle troppe pizze con salame piccante e gorgonzola e della troppa pastasciutta. Portavo con me la sporta dei miei sogni e dei miei dolori quotidiani, le ricchezze e le sofferenze, le incognite, le delusioni della vita quotidiana di quei giorni oggi peraltro già lontani. Proprio come i personaggi di Remo, non solo umani ma accompagnati dal dolore. E dai misteri. Di una vita quasi sempre definita al di fuori della nostra possibilità di condizionarla, di indirizzarla così come vorremmo. Trovo non solo interessanti, trovo belli, i personaggi di Remo. Vivi, come ciascuno di noi. Leone. Il padre anarchico di Anna Antichi: come descrivere la vita di un anarchico? Libera. Problematica. Sofferente. Forse però anche ricca. Per tacere di cosa significhi essere figlia, come possa crescere la figlia di un anarchico. L’obbligo di crescere libera. Anna lavora in una libreria, ma vorrebbe fare l’investigatrice privata. Anna è legatissima al ricordo, alla cultura, alla visione di vita di Leone. Ma incontra e s’innamora di Fabrizio, un poliziotto, un rappresentante dell’ordine, uno di quelli che Leone lo picchiavano coi manganelli di plastica dura. Parte del gioco delle parti. Al cuor non si comanda e  il sentimento diventa disperazione quando il fidanzato sparisce e nessuno, nemmeno i colleghi in divisa, ne sanno nulla. Inizia allora per Anna una ricerca senza speranza. Accompagnata dalle pagine delle agende segnate dal tempo dove Fabrizio viveva le tappe di giorni felici con la moglie, morta tragicamente poco prima di conoscere Anna. Un giallo? Con una punta di mistero, di esoterico quando si parla degli incontri tra Fabrizio e Marta, appunto la donna che parlava con i morti? Soprattutto una storia di amore e morte, di quotidianità, un racconto di vita. Gloria e meschinità. Che potrebbe essere la vita quotidiana, con i suoi sentimenti e le sue contraddizioni, di ciascuno di noi. Quella volta, un tre anni fa, sceso dal treno a Vercelli, camminando lungo il viale che introduce alla città, sono entrato nel portone del caseggiato che un tempo ospitava il vecchio ospedale ed oggi è stato riciclato per accogliere studenti universitari e i soldi per la cultura, non è notizia di oggi, sono pochi: il risparmio inizia dalla pulizia. Così i muri, enormi, diventano infinite lavagne elette a conservazione dei dolori, delle emozioni, dei sogni dei ragazzi che purtroppo s’accingono ad essere adulti. Si risparmia sulla pulizia e così resta la memoria di quelle testimonianze scritte col gesso, col pennarello, con la vernice, con quel che ciascuno può. Università di Vercelli, un tempo ospedale. Un giorno chissà un giovane divenuto adulto tornerà per ritrovare sui muri le tracce del suo essere passato. Amore e morte, dolore, speranza, gioia. Con Remo siamo stati a mangiare un panino al bar, poi in redazione da lui al giornale. Sulla scrivania, in quei giorni, aveva le bozze dello “Scommettitore”, il suo terzo romanzo. Il quarto, “La donna che parlava con i morti”, era ancora da venire.
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Remo Bassini, a Sermide
postato da: claudioarzani alle ore giugno 23, 2009 01:00 | link | commenti (1)
categorie: libri letti recensioni
lunedì, 22 giugno 2009

Notizie letterarie (23/09) da Infinitestorie.it e cronofoto di viaggio, Roma, ormai lontani 5 e 6 maggio 2009

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Adriaen Van Ostade Le liseur a la fenetre
http://www.letturaweb.net/jsp/raccolte/gcl/immagine.jsp?id_immagine=316
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Per tutti
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* La narice del coniglio *
di Paola Mastrocola
(Ed. Guanda, pp. 80, euro 10,00)
 Barbara Lope è una donna nel pieno della vita, ha un'attraente frangetta bionda, vestiti eleganti, un bel lavoro. Eppure ogni tanto sente come un peso, un fastidio acuto: a scuola era il compagno presuntuoso, al lavoro la collega arrivista, e poi le scarpe con il tacco a spillo, le serate mondane, i discorsi ufficiali, le cerimonie, i matrimoni. E quando le situazioni si fanno insopportabili, quando le sembra che le persone e i luoghi abbiano perso il senso di quello che sono realmente (se mai l'hanno posseduto), in Barbara scatta qualcosa, un piccolo movimento, un gesto minimo di insofferenza: è il suo modo di reagire alle assurdità, alle distorsioni. Forse il desiderio di trovare qualcuno che le somigli. Insomma fa quel gesto, e d'improvviso ciò che appariva così serio e importante perde consistenza, diventa aria, si dissolve.
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* Irlandese al 57% *
di Roddy Doyle
(Ed. Guanda, trad. di Giuliana Zeuli, pp. 288, euro 15,00)
 Storie dalla nuova Irlanda, passata in pochi anni da terra di emigrazione a meta di immigrazione. Uno sguardo originale su un Paese che ha vissuto un rapido sviluppo economico e sociale, ritrovandosi imprevedibilmente ricco e improvvisamente multiculturale, e che deve fare i conti con questa nuova realtà. Con l'arguzia e il ritmo cui ci ha abituato, Roddy Doyle offre una nuova prospettiva sul fenomeno dell'immigrazione nel suo Paese e torna a raccontare le storie e il carattere di vecchi e nuovi irlandesi.
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Fin quando la Barcaccia ci sarà, ti potrai rinfrescar
Roma, 5 e 6 maggio
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Per gli appassionati del genere "Thriller, Horror, Noir"
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* L'apocalisse secondo Marie *
di Patrick Graham
(Ed. Nord, trad. di Mara Dompè, pp. 516, euro 18,60)
 Dopo le inquietanti esperienze vissute durante la sua ultima indagine, Marie Parks, profiler dell'FBI, è ossessionata da ricordi che le consumano l'anima e il corpo e da una visione: una bambina, sperduta in mezzo a una folla sgomenta, che sembra invocare il suo aiuto. Mentre Marie si chiude nella disperazione, nuovi flagelli si abbattono sul mondo: una serie di decessi inspiegabili sembra preludere a una spaventosa epidemia, un devastante uragano si abbatte sulla costa meridionale degli Stati Uniti. E, a unire le due sciagure, la presenza di alcuni uomini vestiti di nero. D'un tratto, Marie capisce: la sua visione è la chiave di tutto e quella bambina smarrita incarna la paura che sta divorando il mondo. Ma è in pericolo e deve essere salvata. Perché è l'unica in grado di fermare gli uomini che hanno dato inizio all'Apocalisse.
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Contrasto di luce da rivedere
Roma, 5 e 6 maggio
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Per gli appassionati del genere "Attualità"
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* Mafia pulita *
di Elio Veltri e Antonio Laudati
(Ed. Longanesi, pp.256, euro 14,60)
 La Mafia Spa è la più grande azienda italiana per fatturato. Il suo patrimonio potrebbe da solo colmare il debito pubblico italiano. È una multinazionale del crimine da mille miliardi di dollari, un grande gruppo finanziario con dirigenti e quadri, un universo in cui si coniugano arcaicità e modernità, localismo e globalizzazione. Cinque i personaggi simbolo della "Mafia pulita" qui raccontati da Elio Veltri. Storie vere tratte dai materiali inediti dei processi che li riguardano: affiliati della 'Ndrangheta, organici di Cosa Nostra e camorristi insospettabili. Una mafia invisibile che frequenta i salotti dell'alta finanza e parla più lingue. A ogni storia nel testo fa da contrappunto la riflessione di Antonio Laudati, tra i massimi esperti di organizzazioni criminali in ambito transnazionale.
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Ricerca non facile dell'apertura del diaframma
Roma, 5 e 6 maggio
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Per gli appassionati dei generi "Mare" e "Storie vere"
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* La grande onda *
di Vittorio Malingri
(Ed. Longanesi, pp. 256, euro 18,60)
 Nel marzo 2008, Vittorio Malingri salpa a bordo del catamarano Royal Oak dalle spiagge di Dakar alla volta di Guadalupa. La sua è una magnifica planata con lo spinnaker nel vento. E quando, dopo quasi due settimane in solitudine "sospeso tra cielo e mare" realizza di aver battuto il record, decide di raccontare come in presa diretta il senso della propria avventura. Il libro alterna alla cronaca dell'impresa, dal progetto di Royal Oak in Italia all'arrivo notturno a Guadalupa, capitoli che raccontano a ritroso una vita in barca a vela: traguardi, amicizie, amori, ma anche sconfitte delusioni e naufragi. Questo libro è non soltanto la testimonianza di un navigatore in solitario, ma la storia del suo giro del mondo iniziato da piccolo, leggendo Salgari, Verne, Dumas, e non ancora finito.
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Villa Torlonia, dove il Duce nero se la spassava
mentre la truppa di baionetta armata contro i tank inglesi crepava
Roma, 5 e 6 maggio
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Per gli appassionati del genere "Narrativa giovane"
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* Spero che servano birra all'inferno *
di Tucker Max
(Ed. Tea, trad. di R. Goracci, pp. 280, euro 12,00)
 Le avventure di Tucker Max cominciano tutte allo stesso modo: alticcio! Ma è impossibile sapere come finiscono, perché tra la prima e l'ultima birra può succedere di tutto. E quando Tucker e i suoi amici raggiungono l'ultimo stadio della famosa "Scala di Tucker Max ubriaco" si salvi chi può. Tucker, arrivato a quel punto, non riuscirà più a mettere a fuoco nemmeno le maniglie delle porte, figuriamoci trovare le chiavi della macchina, e nel frattempo avrà di certo rimorchiato qualche tipa (più è ubriaco, più sarà brutta o grassa), avrà vomitato un paio di volte in modo incontrollabile e si sarà incazzato con tutti, anche con oggetti inanimati (generalmente insultandoli ad alta voce). Poi si sveglierà in qualche posto che non ha mai visto prima e che non riconosce e magari a fianco di una di cui non ricorda nulla. Ma una cosa è certa: il divertimento è totale, anche e soprattutto per i suoi lettori.
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Villa Torlonia, dove il Duce nero canticchiava
e l'aviatore? Precipitava! e il marinaio? Affondava!
Roma, 5 e 6 maggio
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Per gli appassionati del genere "Ragazzi"
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* Il segreto di Lydia *
di Finn Zetterholm
(Ed. Salani, trad. di Katia De Marco, pp. 352, euro 16,00)
 Se è proibito toccare i quadri nei musei, un motivo c'è. Forse Lydia non avrebbe allungato la mano oltre il cordone di sicurezza, se avesse saputo in quali guai sarebbe finita. Ma non avrebbe incontrato né Rembrandt, né Leonardo da Vinci, né Dalí; non avrebbe appreso i segreti della loro arte passando letteralmente di quadro in quadro; e non avrebbe assaporato la vita nella Firenze del Rinascimento, nella corte spagnola del Seicento, o nella Parigi di fine Ottocento. Fortunatamente, però, certi divieti sono fatti per essere infranti, certe cose devono accadere. Lydia era destinata a toccare quel dipinto e questo libro doveva essere scritto.
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Gerard Terborch, Lady reading a letter
http://www.letturaweb.net/jsp/raccolte/gcl/immagine.jsp?id_immagine=439
postato da: claudioarzani alle ore giugno 22, 2009 01:12 | link | commenti
categorie: fotograffiando, andarperviandando, news autori e editori
venerdì, 19 giugno 2009

“Il nido d’amore di Catherine”, istantanea di Catherine La Rose, poeta in carriera, nei versi di Tonino De Luca

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"Io Ho Un CoRrEnTi Al CoLlO e Tu?

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Capita talvolta navigando nel fantastico mondo del web di incrociare persone speciali.
Persone speciali che fanno cose speciali.
Catherine La Rose, poetessa e scrittrice in carriera,
vive d’amore e di passione.
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Nata in Francia,
genitori diplomati al conservatorio,
romana d’adozione,
dice di sé
amo la vita, innamorata dell’amore, della natura e degli animali, dei profumi nell’aria,
sogno sempre ad occchi aperti, solare, avventurosa, generosa, altruista,
amo danzare sotto la pioggia, amo il vento, amo fare il contrario di tutto,
anticonformista più che posso e ribelle,
solitaria,
impiegata nel sociale ora con i senza tetto
in un’altra vita volontaria in Africa,
oggi troppo amore che dipende da me e viceversa”.
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L’amore.
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Guida la vita di Catherine.
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L’amore
e la passione
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Lo scorrere lento del peccato nella passione
à la sua poesia che ho apprezzato,
chiedendole l’onore di pubblicarla in Arzyncampo.
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La leggeremo nei prossimi giorni
Mentre oggi Catherine,
nel raccogliere l’invito,
 ha voluto proporci un regalo,
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cosa dicono di lei,
lei, musicale e passionale,
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conosciamola
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IL NIDO D'AMORE DI CATHERINE
di Tonino De Luca
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Come un’ aquila reale sei giunta,....
attraversando le righe del pentagramma,.....
come musica,...colori lo spartito.
Gabbiano che fugge dal suo mare,....
ti appresti a rovistare....fra cumuli di angosce e desideri.
Accendi passioni inzuppata di piacere,....
lambisci morbida....corpi desiderosi e lacerati,...
dalle tue sporgenze,..sei nutrice,....
sulle tue praterie,...affluiscono le acque dell'amore.
Tenera,.. affettuosa,...amplifichi il tuo grido,...
ti ribelli,..esorti alla passione.
Snoccioli la tua parte interna,.... giungi al seme,..
annegando nel fiume dei tuoi sensi.
Liberi l'istinto,...ti cospargi di calore...provocando
turbamenti,....
senza ipocrisia,...celebri gli amplessi.
Fra lenzuola umide,..accarezzi corpi villosi,...
stabilisci legami,..con vigore possiedi,...
minuziosa,..incastri i tasselli.
Taumaturgica,..saturi ferite,....
senza esitare,..apri la tua teca.
Ardita, imprudente, temeraria, temibile,..
dal podio dirigi la tua orchestra.
Come polline,.. inoculi il tuo seme,...
fai rigonfiare i fiumi,...
tonifichi,...
susciti stupore,...
sbalordisci,...
sorprendi.
Sublime,
.. medicamentosa,...
innalzi e offri in sacrificio la tua carne,...
coesisti...spiccando frutti dalla pianta,...
nelle continue colate,...versi il prezioso metallo...
nello stampo del godere.
Codifichi il codice genetico,...accogliente,...
cortese,..ospiti fra le spine del tuo letto.....
senza distinzione.
All'alba silenziosa,...riapri le ali ampie....
e dopo aver versato il nettare,...
redente... al tuo nido d'amore ....fai ritorno.
 .
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OGGI...A PARIS ......VIVE LA ROSE!!!

postato da: claudioarzani alle ore giugno 19, 2009 00:18 | link | commenti (1)
categorie: poesie daltri, incontri dautore
giovedì, 18 giugno 2009

Manca poco, a fine mese arrivano le bozze del secondo libro poetico pargol del cor, que serà, serà, nessun per or ‘l sà

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Il logo della casa editrice, Vicolo del Pavone di Piacenza
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A fine mese, impegni permettendo della piccola casa editrice in forma cooperativa, dovrebbero essere pronte le bozze del secondo libro poetico pargol del cor. Dopo “è severamente proibito servirsi della toilette durante le fermate in stazione”, il viaggio riprende con “vietato attraversare i binari, servirsi del sottopassaggio”, proseguendo un progetto ferroviario che inizialmente si sviluppava in un trittico e l’idea (o la speranza) resta per ora quella. Ma, naturalmente, dipenderà dal pubblico, dall’andamento che sarà delle vendite della seconda avventura ormai alle porte, dal riscontro non tanto culturale quanto economico dell’impresa. Perché purtroppo la poesia, la letteratura non camminano con la validità del prodotto e dei contenuti ma, più concretamente, sulle gambe dei lettori. Per maggior precisione: sulla disponibilità di metter mano al portafoglio da parte dei lettori. Nel caso del primo libro le vendite hanno superato quota 150 (circa il 50% della tiratura) garantendo in pratica il finanziamento del secondo, ma adesso? Sono passati quattro anni, persone che allora frequentavo nel mondo reale e nel mondo virtuale, si sono perse, impegnate in altre faccende affaccendate ovvero naviganti in altri siti (web). La copia acquistata dalla collega Giulia Contardi, oggi pensionata, era convinzione o piaggeria verso l'allora suo Direttore? La copia voluta da Maura Gangitano che dalla Brianza prese il treno per venire alla rap-presentazione a Milano da chi sarà sostituita visto che lei, nel frattempo laureata, è trasferita a Roma? Molta acqua è passata sotto i ponti, tante situazioni sono cambiate. Oreste Franchi, presidente allora della piccola casa editrice in forma cooperativa, la mitica Vicolo del Pavone, non è più tra noi. Salvatore Mortilla, autore di una recensione sul quotidiano locale da leccarsi i baffi, forse è in altre faccende impegnato. Giovanni Groppi, presente a diverse rap-presentazioni, oggi dedica il suo tempo libero alla figlia appena nata, Ginevra. Ibidem, nel corso dell’estate nascerà anche Ernestino, figlio di Lara Muroni ed Emilio Dadomo che, all'epoca, si erano affacciati ad almeno tre rap-presentazioni. Cinzia, con la quale era in sospeso come definito un paio d’anni fa l’organizzazione d’una serata magari nel castello di San Pietro in Cerro, compenso definito e concordato in 200,00 eurozzi, l’ho rivista nei giorni scorsi. Non mi ha riconosciuto. Que serà, serà, nessuno per or 'l sà.
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La copertina del primo libro poetico pargol del cor
postato da: claudioarzani alle ore giugno 18, 2009 00:55 | link | commenti (1)
categorie: sogni dautore 2
mercoledì, 17 giugno 2009

“Questa è la guerra, Robert Capa e Gerda Taro al lavoro”, fotocronache dai fronti, a Milano fino al 21 giugno

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Germania
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Una giornata a Milano, una delle tante, degli ultimi anni, a seguire Fabrizio nel percorso lungo e tortuoso della laurea. Alla Statale, dove stanno quelli in jeans e nei cortili, per terra, mozziconi di sigaretta dappertutto. Tazebau sulle pareti, profumo di spinelli, manifesti di denuncia e inviti alla discussione. Niente a che vedere con quelli della Bocconi, inseriti nel sistema prima ancora di nascere.
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Penultimo passaggio, esami finiti, in via Mercalli in segreteria a consegnare la domanda per l’iscrizione alla giornata d’esposizione della tesi. Su Wes Craven, regista dell’horror dove il mostro, Franz Kruger, rappresenta forse la presunta maturità che uccide i sogni dell’infanzia oppure, in base all’ottica di lettura del critico spettatore, la borghesia infame che col terrore minaccia il proletariato. Ma se, invece, fosse solo paranoia dell’autore utile per far cassetta? La paura fa novanta ma in qualche caso sulla paura si può far fortuna.
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Solennità del momento, emozione di fondo e un pizzico di timore, ma tutto si risolve in pochi minuti, il tempo del ritiro del ticket che irrigimenta l'attesa, il tempo materiale di consegna delle carte ad un’impiegata che, appena aperto lo sportello, ancora va col pensiero alle ultime cose di casa.
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Budapest
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Ore 9.00 del mattino, apre i battenti la segreteria, ore 9.15 è tutto finito, resta solo da attendere la comunicazione, sul sito dell’UniMi, della data di discussione. Lentamente deambuliamo, cartina alla mano, destinazione piazza Tito Lucrezio Caro, conversando d’un futuro a destino segnato. Nostalgia d’un futuro da venire, da studente disoccupato a laureato disoccupato. Un’inchiesta sull’Espresso dati alla mano l’ha dimostrato, posto assicurato per il laureati in scienze infermieristiche ed in medicina, quasi il 90% a lavorare entro il primo anno. Lettere e filosofia in classifica al penultimo posto, a lavorare meno del 40%, messi peggio solo quelli di psicologia.
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La poesia fa sognare e sospirare ma non fa mangiare e la pellicola di celluloide men che meno. Per chi vuol darsi alla regia la speranza è Porta Pia: andare a Roma, sperare d’essere accolti al Centro sperimentale di cinematografia e studiare, studiare, studiare. Lavorando con mestieri di fortuna per potersi mantenere. Chi vivrà vedrà. Ma chi non è figlio di papà, non è intruppato e non è raccomandato, che speranze vuoi mai che ha?
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Corso Italia, le auto ferme al semaforo tra due ali di palazzi, una puzza che par d’escrementi, un'aria impestata da rendere difficile la respirazione, tubi di scappamento gas e rumore costante di sottofondo, il malvivere nella società industriale avanzata. Per fortuna viale Gian Galeazzo s’apre a maggior spazio, si riprende a respirare un po’ meno peggio.
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Bussato a radio e televisioni locali nella piccola città della pianura padana, massima disponibilità ad ogni ruolo, in portineria annoiati addetti hanno ritirato i curriculum e ovunque la stessa storia, faremo sapere. Tanto per dire, naturalmente. Non c’è pappa per gatti, figuriamoci per un giovane laureando. Tu sei vecchio papà, sei legato a tempi andati, era facile ai tuoi tempi, ma ora conta solo la raccomandazione e se non sei raccomandato o non sei figlio di papà, se non fai parte del sistema degli amici degli amici, di destra, di centro, di centrosinistra moderato, il tuo futuro è già segnato.
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Credere e volere è potere. Puoi trovare tanto per cominciare un’attività che ti permetta di mettere da parte due soldi, di sbarcare il lunario e nel frattempo dedicarti all’arte. Cameriere al sabato e domenica sera in un agriturismo in provincia? Molte ore, 20 euro a sera, non ti paghi nemmeno la benzina, 15 km d’andata, 15 di ritorno. Quell’amico che ha un pub orientato a sinistra, passar le serate a spillare birra? Quando avrai un bel culo e tette a dovere presentati pure, ha risposto l’amico e fervente democratico compagno.
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Vietnam
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Non c’è trippa per cineasti e men che meno per giovani aspiranti registi. Potremmo aprire una piccola impresa, uno studio. Ma babbo, sai quanti soldi sono necessari eppoi nella piccola città assisa nella pianura padana non c’è lavoro e nella metropoli i costi sono stratosferici. Elemosinare nel parco? Come quel poeta che gira tra le panchine e, a pagamento, offre la lettura d’una poesia.
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Piazza Tito Caro, sede del Forma, centro internazionale di fotografia. C’è un bel giardino, di fronte, con un lato intero invaso dalle moto e dai motorini della scuola superiore dove i ragazzi stanno a studiare. Per fortuna, almeno all’ombra delle piante stiamo al fresco, perché la mostra apre alle 11,00 e s’arrivi in anticipo non ti resta che aspettare. Come va il mondo? Guarda quel tizio concittadino, ha fatto un film, Principessa, visto l’anno scorso a Bobbio, al laboratorio di cinema del maestro Marco Bellocchio.
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Una boiata colossale, fatto decisamente male (sia chiaro, opinione personale però tutti noi allievi del laboratorio siamo ammutoliti e anche il Maestro ha preferito tacere). Ma la famiglia è nobile, tutte le strade gli si aprono. Soldi, capitali alle spalle, giuste conoscenze e allora puoi anche fare una boiata ma riesci addirittura a farne parlare al Tg, in televisione nazionale. Potere dei fogli di carta filigrana. No, figlio mio, non cominciamo a versar inutili lacrime, volontà tecnica e professionalità alla lunga pagano e fan superare l’incapace raccomandato. Estro, genio, fantasia, ferrea volontà. Parole, parole al vento. Intanto quello mangia e gli altri se la lunga la dura troppo a lungo, ti ritrovi col cul per terra. Babbo, sei un illuso, ti rispetto ma mi fai incazzare. 
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Sicilia
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Figli di un signor nessuno o figli di un Dio minore ma intanto finalmente apre i battenti il Forma: fino al 21 giugno, salva auspicabile proroga, in mostra gli scatti di Robert Capa e della sua rivoluzionaria compagna, Gerda Taro. Questa è la guerra: a partire dalle foto dalla Spagna della guerra civile. Giunsero insieme a Barcellona il 5 agosto del 1936, un mese circa prima dell’inizio della guerra, sposando, come faranno tanti intellettuali europei ed americani, la causa della Repubblica democraticamente eletta. Saranno, con i loro scatti, l’occhio del mondo documentando l’orrore dell’avanzata nazionalista e nazionalfascista.
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Gerda, a soli 27 anni, morirà nel 1937 schiacciata da un carro armato “amico” per un banale incidente. Robert Capa continuerà a documentare l’orrore di tutte le guerre, spostandosi dopo la Spagna in Cina, in Francia e così fino allo sbarco in Normandia. Con le immagini “mosse”, sfocate, errore del fotografo condizionato dalla straordinarietà del momento, secondo Life e invece, per Robert Capa, unico modo per rappresentare l’azione e la sua immediatezza.
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Spagna
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Con tuttavia il sospetto di qualche furberia, come l’immagine del miliziano che muore, come il vessillo alzato su Berlino dai soldati dell’armata rossa: abili sceneggiate, in qualche caso, ma nulla toglie ad una verità di fondo. In guerra si muore e, dopo la morte, resta solo il nulla. Spesso nemmeno il ricordo. Al massimo una chiazza di sangue che presto il terreno assorbe e la polvere portata dal vento copre. Come si chiamava, chi era, che storie aveva, quel miliziano che muore?
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Nessuna gloria, nella morte. Solo morte, il nulla, la fine, l’indefinito. Così per Gerda Taro. Per questo Capa era convinto che la seconda guerra mondiale sarebbe stata l’ultima guerra ed infatti intitolò le foto scattate a Lipsia “l’utimo uomo morto in guerra”. Invece il grande reporter sarà chiamato ancora su altri fronti, fino al 1954, quando una mina, in Indocina, porrà fine anche al suo percorso di vita. Lasciandoci centinaia di scatti. A ricordo e a monito degli orrori delle guerre.
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postato da: claudioarzani alle ore giugno 17, 2009 00:54 | link | commenti
categorie: andarperarte
martedì, 16 giugno 2009

“I libri di Luca”, romanzo di Mikkel Birkegaard, edizione Longanesi

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www.thrillercafe.it/i-libri-di-luca-birkegaar...
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Il caso letterario del decennio. Questo hanno scritto i giornali di Danimarca salutando il primo (e per ora ultimo) romanzo del giovane Mikkel, esperto di informatica ed appassionato bibliofilo. Il primo romanzo i cui protagonisti sono i lettori, occhieggia la fascetta che “lega” la copertina del corposo volume, oltre 400 pagine molte delle quali, a ben vedere, potevano esserci risparmiate laddove l’autore pare disperdersi nel gusto dello scriversi addosso, di entrare in minuziosi dettagli che finiscono con il frammentare l’azione rendendo a tratti lento e pesante l’incedere della lettura. Nonostante un’idea iniziale che induce alla curiosità: nel cuore di Copenaghen Luca Campelli gestisce una libreria antiquaria dal nome strano, “i libri di Luca”, appunto. La scritta, in italiano, campeggia sull’insegna esterna del negozio che non è una semplice libreria ma la base operativa di una Società segreta del tutto particolare, quella dei Lectores, persone capaci di influenzare gli altri e il loro comportamento leggendo le pagine dei libri. Luca non è solo il titolare della libreria ma il capo dei lectores, Società o setta che, alla morte del suo mentore, si ritrova allo sbando, alla ricerca del successore. Potrebbe essere Jon, figlio ed erede di Luca, giovane avvocato che da anni, dopo un violento litigio, non vede il padre e che potrebbe, stando alle intenzioni espresse, cedere l’attività, di fatto lasciando senza riferimenti il gruppo dei lectores. Ma Jon, che in breve scopre di avere a sua volta il misterioso potere di condizionare attraverso la lettura, accarezza l’idea di non vendere. Proprio poco prima che un attentato incendiario riveli l’esistenza di una lotta di potere interna alla Società e che dunque la proprietà della libreria e di quei libri carichi di energia sia fatto che interessa qualche personaggio nascosto nell’ombra. Un fatto che, a ben pensare, non stupisce: quale potere avrebbe il capo di una setta capace di condizionare le azioni altrui? Capitani d’industria, alti vertici militari, le più alte cariche politiche non solo dello Stato ma addirittura del mondo potrebbero essere condizionate se, al loro fianco, sedesse un lectores. Un romanzo che potremmo definire un fumettone d’avventura, un Indiana Jones che si muove nello scenario delle biblioteche anziché tra le liane della foresta amazzonica. Non manca il pizzico di sentimento, l’amico che si rivela segretamente alleato con l’avversario, qualche cadavere, la scoperta inevitabile d’una rete di infiltrati nei gangli del potere che contano. Ma davvero, per essere il caso letterario del decennio, oltre 400 pagine sembrano troppe per cui il cammino che ci ha accomunati con il giovane Birkegaard si può definire concluso: non sarà con ansia che aspetteremo la sua seconda prova letteraria.
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Saro Tricomi, libro, olio su tela
 www.guerbois.it/main/dev/dev_artisti/tricomi.html
postato da: claudioarzani alle ore giugno 16, 2009 00:51 | link | commenti
categorie: libri letti recensioni
lunedì, 15 giugno 2009

Notizie letterarie (22/09) da Infinitestorie.it e spunti d'arte dalla Spadarina di Piacenza

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Adriaen Van der Werff, Sainte Madeleine pénitente méditant dans la solitude
http://www.letturaweb.net/images_gcl/zoomify/Werff.jpg
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Per gli appassionati del genere "Cultura"

* Giorni di guerra *
di Giovanni Comisso
(Ed. Longanesi, pp. 240, euro 18,00)
 Continua la ripubblicazione delle opere di Giovanni Comisso, una delle voci più originali del Novecento italiano. Scritto tra il 1923 e il 1928, pubblicato nel 1930 e poi arricchito di nuovi brani fino all'edizione definitiva del 1961, questo libro non è un diario della Grande Guerra, ma il racconto di un'esperienza vissuta come avventura e non come sfida eroica. Gli occhi sono quelli di un giovane, né antimilitarista né nazionalista, per il quale la cognizione della morte e del dolore, fino a quel momento ignota, è l'occasione per tornare all'Eden dell'infanzia perduta. Il tutto in una prosa percorsa da un soffio ora febbrile ora trasognato, sempre teso a cogliere la verità dell'attimo, la sola che conti.
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Vincenzo Chiazza di Torino 
 alla Spadarina (strada Agazzana, 14 - Piacenza)
dal 13 al 28 giugno
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Per gli appassionati dei generi "Cultura" e "Sentimenti"
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* La bussola di Noè *
di Anne Tyler
(Ed. Guanda, trad. di Laura Pignatti, pp. 256, euro 16,00)
 A sessant'anni Liam Pennywell, un uomo "in tono minore" con due matrimoni falliti alle spalle, tre figlie, e un unico amico, è costretto a lasciare il suo lavoro da insegnante. Di fronte alla necessità di reinventarsi una vita, decide di iniziare dalla casa e trasloca da una palazzina in centro a un triste appartamento di periferia. Dopo la prima notte, però, aggredito da un ladro, si risveglia in un letto d'ospedale. Ossessionato dalla propria incapacità di ricostruire gli eventi e il volto dell'intruso, nello studio di un neurologo incontra Eunice, una donna ingenua e spontanea, non particolarmente femminile ma dolce e paziente, che lo colpisce per il suo ruolo di "ricordatrice di professione": fa da assistente a un anziano signore fungendo per lui da "memoria esterna". Attratto da quella donna e dal suo mistero, Liam comincia a frequentarla e scopre con incredulità che le giornate che aveva immaginato di dedicare a letture solitarie, sprofondato nella sua sedia a dondolo, possono riempirsi di sentimenti dimenticati, e della presenza a volte ingombrante di una famiglia chiassosa, con diciottenni iperattivi e un nipotino curioso di vedere il mondo con occhi diversi da quelli dei suoi genitori bigotti.
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Gianna Stomeo di Lecce 
 alla Spadarina (strada Agazzana, 14 - Piacenza)
dal 13 al 28 giugno
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Per tutti
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* Storie di una città *
di Alexander McCall Smith, Ian Rankin e Irvine Welsh
(Ed. Guanda, trad. vari, pp. 126, euro 13,50)
 J.K. Rowling ha scritto nell'introduzione che non c'è obiettivo migliore che mettere la letteratura al servizio della società: è quanto avviene in questi tre racconti di cui Edimburgo è la vera protagonista, con le proprie bellezze storiche accostate alle profonde contraddizioni e lacerazioni sociali che dilaniano ogni grande città. Tre grandi scrittori contemporanei, chiamati a scrivere della loro città, con stili, approcci, immagini diverse, se ne lasciano ispirare e ci regalano tre personalissime storie. Alexander McCall Smith racconta le vicende di un biologo indiano che si trasferisce nella capitale scozzese e, spaesato, cerca goffamente di costruirsi una vita sociale, per soffocare la solitudine e l'acuta nostalgia che prova per la sua famiglia, le sue radici, le sue usanze. Per Ian Rankin, invece, la città serve da sfondo alla caparbia volontà di riscatto di un senzatetto che, grazie alla magia e all'illusionismo, trova un modo per non essere dimenticato, raggiungendo una sua dimensione di celebrità. E, per finire, Irvine Welsh delinea la storia grottesca dell'animale da compagnia preferito di un piccolo boss della malavita, una tigre, che fugge e semina scompiglio, sconvolgendo la tranquillità di un quartiere residenziale.
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* America America *
di Ethan Canin
(Ed. Ponte alle Grazie, trad. di Massimiliano Manganelli, pp. 512, euro 19,50)
 Ethan Canin dimostra in questo libro di conoscere benissimo ciò che alcuni grandi scrittori del suo Paese - pensiamo a Faulkner o a Philip Roth - hanno saputo: che tutto è raccontabile perché tutto è degno di racconto, e come nella vita anche nel romanzo il privato e il pubblico, la purezza e l'orrore, l'amore e la violenza non possono non intrecciarsi; il loro intreccio è il senso di ogni storia universale. Un romanzo senza etichette, la cui vicenda partecipa della narrazione storica, del giallo politico, del noir, della storia d'amore, superandoli. Protagonisti, una grande famiglia di imprenditori progressisti, i Metarey; un giovane di modesta estrazione, l'io narrante Corey Sifter; un politico dai grandi ideali e dall'umanità controversa, Henry Bonwiller; e indimenticabili figure di donne - le "protagoniste profonde" - che ne costellano le vite. In tutti i personaggi, il sogno americano - e universale - di redenzione pare avverare un proprio aspetto, ma al contempo mostrarne la sua inevitabile corruzione e decadenza. Un romanzo che non ha pietà dell'uomo, ma ha molta compassione per le donne e per gli uomini.
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Mauro Trentini di Ferrara 
 alla Spadarina (strada Agazzana, 14 - Piacenza)
dal 13 al 28 giugno
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* Morte di un supereroe *
di Anthony McCarten
(Ed. Salani, trad. di Paolo Antonio Livorati, pp. 256, euro 15,00)
 I supereroi non muoiono. Nessuno lo sa meglio di Donald, quattordici anni, ribelle per definizione, piantagrane per scelta, fissato con sesso, videogiochi e droghe come tutti i suoi amici. E con Miracleman, il supereroe da lui creato, invincibile e immortale, che si muove in un universo fatto di cattivi megalomani e pupe smaniose. Donald preferisce Miracleman ai suoi genitori, che strapazza continuamente. Donald evita la realtà come la peste. Donald è gravemente malato. Una maligna forma di leucemia lo bracca, riducendogli le forze. In un estremo tentativo di aiutarlo, i genitori si rivolgono a uno psicologo, Adrian King, perché gli dia il supporto necessario ad affrontare la situazione. Ma poco alla volta il rapporto tra l'adulto e il ragazzo cambia: chi dei due sta aiutando l'altro? E Donald ha davvero bisogno di cure, o non piuttosto di scoprire se stesso, il proprio disperato bisogno d'amore, prima che sia troppo tardi?
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* Tutti i racconti *
di Roald Dahl
(Ed. Longanesi, trad. vari, pp. 474, euro 22,00)
 Per la prima volta in Italia, vengono raccolti in un unico volume tutti i racconti di Roald Dahl, uno dei grandi maestri della short story, autore di opere di narrativa e di libri per ragazzi di grande successo internazionale. Enigmatiche e illuminanti, le storie di Dahl sono spesso attraversate da una vena di humour macabro tanto più efficace quanto più ispirata da situazioni del tutto normali, che il gusto raffinato e implacabile dell'autore conduce a esiti imprevedibili e non di rado addirittura cinici (ma sempre di un cinismo sobrio, impeccabile).
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Sofia Tsolaki di Lecce 
 alla Spadarina (strada Agazzana, 14 - Piacenza)
dal 13 al 28 giugno
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Per gli appassionati dei generi "Attualità" e "Storie vere"
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* C'erano bei cani ma molto seri *
di Alberto Spampinato
(Ed. Ponte alle Grazie, pp. 294, euro 15,50)
 La storia vera di Giovanni Spampinato, corrispondente ragusano dell'Ora di Palermo, ucciso barbaramente a soli venticinque anni nel 1972, raccontata dal fratello Alberto. Indagava su un omicidio e aveva cominciato a rivelare un inquietante intreccio fra mafia, eversione nera e servizi segreti. Il fratello minore Alberto, anche lui giornalista, affida oggi a queste pagine un toccante e inquieto ritratto della sua famiglia di origine e un'inchiesta sulle vere cause della morte di Giovanni; ma al contempo vi raccoglie un'indagine personale e profonda sulla storia culturale e sociale della sua terra, la Sicilia, e del nostro Paese: dalla Seconda guerra mondiale all'impegno del padre per l'ideale comunista, dal regno incontrastato della cultura contadina alle nuove stagioni dell'industrializzazione e della contestazione, fino all'emergere dei poteri oscuri della reazione e della criminalità. Alberto Spampinato, mosso dal dolore ancora vivo e da un'inesauribile richiesta di verità, dà voce in questo libro commovente e lucidissimo a un dramma privato che appartiene a noi tutti.
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Eugène Carriere, Enfant lisant
http://www.letturaweb.net/images_gcl/zoomify/Carriere_ingr.jpg
postato da: claudioarzani alle ore giugno 15, 2009 00:28 | link | commenti
categorie: news autori e editori
venerdì, 12 giugno 2009

Giovine soldato con la penna sul cappello la rappresentò e la bella tosa contadina, s’arrossì (un disegno d’altri tempi)

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Correva l’anno 1918 ed il nonno di Gianna Batistoni, fiorentino inviato sul campo di battaglia a difendere il suolo e i sacri confini della Patria, mentre (immaginiamo) tra i monti del Veneto infuriava la tempesta e tuonava il cannone, colse l’istante fatale per abbozzare il bel volto d’una contadinella incontrata sul pascolo attraversato dal Reggimento in marcia di trasferimento. Il volto e il sogno d’un presente da troppi anni dimenticato da quei ragazzi in divisa senza la certezza di veder sorgere il sole all'indomani, un presente soffocato nel fango delle trincee e dal rumore dello sparo del moschetto. Quel soldato finì l’opera alla sera, in tenda nell’accampamento del Battaglione in attesa della pugna e del cimento e chissà, forse quell’immagine rappresentò la speranza di un futuro che mettesse fine alla guerra, il futuro del ritorno a casa, alla vita quotidiana, al lavoro, lontano da quei monti ove s'aggirava la Nera Signora con la falce sulle spalle. Chi contadino, chi operaio, chi artigiano, fabbro, fornaio ed anche chi artista del pennello, della matita, del carboncino, della penna (stilografica). “Mio nonno, racconta Gianna, era nato nel 1897, ha fatto la Scuola di Disegno della Manifattura di Porcellane Ginori ed è diventato uno dei migliori pittori fino all'età di 59 anni, quando è stato licenziato per un scelta di produzione che ha determinato la chiusura della pittoria artistica per una produzione quasi totalmente industriale”. Tempi che passano, che cambiarono i modi di vivere: la modernità impone di produrre su grandi numeri, per ridurre i costi aumentando gli introiti e i profitti di pochi. Il nord industriale dei cicli e dei ritmi produttivi  sempre più crescenti, le città delle macchine e delle grandi ciminiere soffocano le campagne e il sud dei piccoli artigiani, ben pochi riescono a sopravvivere con l’arte individuale, dal ferro alla matita e al pennello s'impongono i mezzi meccanici, non si vive e non si mangia con il verso del poeta. Eppure i milioni di manufatti prodotti in serie, tutti uguali e spersonalizzati, i disegni industriali col tempo svaniscono, non lasciano traccia, nemmeno nella memoria. Resta invece e vive il disegno ormai antico d’una contadinella imbarazzata che l’artista, allora in grigioverde, ha saputo rappresentare come nessuna macchina può fare o al limite può arrivare ad imitare: percependone l’anima, l’emozione dell’espressione, lo stupore ed il sottile piacere d’essere scelta ed immortalata. Tempi andati, altre epoche che, grazie a Gianna e al disegno del nonno, oggi riviviamo in Arzyncampo.
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postato da: claudioarzani alle ore giugno 12, 2009 01:07 | link | commenti (1)
categorie: incontri dautore
giovedì, 11 giugno 2009

“Claude Monet e il Giappone: il tempo delle ninfee”, 20 opere del Maestro francese a Milano fino al 27 settembre

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Claude Monet, Il tempo delle ninfee

A Milano, Palazzo Reale, fino al 27 settembre

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Non fiori ma opere di bene. Quella che, in apparenza, potrebbe sembrare una frase di circostanza è stata la volontà “testamentaria” di Claude Monet che appunto ha voluto testimoniare al mondo intero, oltrechè ad amici e parenti, il grande amore per la natura:
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seppellitemi come un uomo qualunque,
voglio solo parenti dietro al feretro,
e soprattutto ricordatevi che non voglio
né fiori né corone
al mio funerale.
Sono onori vani.
Sarebbe un sacrilegio fare razzia dei fiori
del mio giardino
per un’occasione del genere.”
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A cinquantanni suonati, nel 1890, ormai artista conclamato, Claude Monet, padre dell’impressionismo francese, acquista la casa e il giardino di Giverny, lungo la Senna, a 50 chilometri a nord di Parigi, inseguendo un sogno ed una passione coltivati fin dalla prima gioventù, la realizzazione della sua opera d’arte più importante, il suo giardino: “il giardinaggio è un’attività che ho imparato nella mia giovinezza quando ero infelice, forse devo ai fiori l’essere diventato un pittore”.
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Claude Monet, Il tempo delle ninfee

20 grandi tele dal Museo Marmottan di Parigi

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Cotogni, felci, salici, rododendri ed azalee ed infine i salici piangenti, le più diverse specie di ninfee, i fiori di ciliegio, gli iris, i ponti, realizzando quel giardino giapponese che è ancora oggi il più visitato al mondo.
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Mentre il mondo artistico, all’inizio del Novecento, scopre la rottura delle forme visive attraverso il cubismo e le avanguardie, Monet ci porta nel silenzio della natura incontaminata, dei suoi fiori, dell’acqua del torrente e degli stagni, immobili ma vive di vegetazione e di spiritualità.
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Claude Monet, Il tempo delle ninfee

L'attività del padre dell'Impressionismo nel giardino di Giverny

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La proprietà di Giverny consiste in tre aree distinte, il giardino dei fiori “alla francese” detto Clos Normand di fronte alla facciata della casa, l’orto-frutteto ed infine un terreno paludoso in fondo alla proprietà, oltre la ferrovia.
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Con l’inizio del nuovo secolo Monet decide di acquistare quella terra intrisa d’umidità e di creare un giardino acquatico. Impresa non da poco: intanto deve deviare il corso di un fiume, il Ru, per far entrare acqua fresca e ossigenata nello stagno ma gli abitanti di Giverny, temendo che le ninfee e le altre piante acquatiche potessero propagarsi negli altri fiumi circostanti, riescono in un primo tempo a bloccare il progetto.
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Claude Monet, Il tempo delle ninfee

In mostra anche 56 stampe di Hokusai e Hiroshige

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Una campagna di stampa amica, però, alla fine spinse il prefetto a cedere ferma la condizione che le ninfee fossero collocate in basi di cemento sul fondo del laghetto realizzato per evitare che le piante dilagassero diventando infestanti. Così nasce quel giardino omaggio all’arte e alla filosofia giapponese, alle stampe dei grandi maestri come Hokusai e Hiroshige rappresentazione della vita in comunione spirituale con la natura.
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Al laghetto sarebbe seguito il ponte in stile giapponese, la pergola, il bosco, la barca di legno con tettoia solidamente ancorata a riva dove Monet dipingeva: una produzione artistica che in buona parte possiamo ammirare nella mostra milanese, 20 grandi tele provenienti dal Museo Marmottan di Parigi che illustrano un percorso completato ed integrato da 56 stampe di Hokusai e Hiroshige, rappresentazioni del Monte Fuji, fiori, acque e ponti che furono di grande ispirazioni per l’artista francese.
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Claude Monet, Il tempo delle ninfee

Apertura da martedi a domenica, lunedi chiuso nella mattina

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La mostra milanese, completata dall’esposizione di una serie di preziose fotografie dell’Ottocento, dipinte a mano, di giardini giapponesi, si rivela dunque anche un’occasione di confronto tra l’idea di paesaggio nell’arte giapponese e le opere del Maestro impressionista che, attraverso la luce dei colori, va alla ricerca dell’essenza della natura demolendo e superando ogni struttura, ogni forma, ogni barriera tra il limite fisico e l’essere profondo del significato: “no, non sono un grande pittore. Grande poeta nemmeno. Io so solamente che faccio quanto è nelle mie possibilità per rendere ciò che provo davanti alla natura e che più spesso, per arrivare a rendere ciò che sento, dimentico le regole più elementari della pittura”.
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Claude Monet, Il tempo delle ninfee

Le immagini sono riportate dal sito milanodabere.it

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postato da: claudioarzani alle ore giugno 11, 2009 00:59 | link | commenti
categorie: andarperarte
mercoledì, 10 giugno 2009

Gianni D’Amo, il mio Sessantotto a Piacenza, oggi come allora Resistenza ed opposizione

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A margine della mostra sul 68 piacentino immortalato nelle immagini di Prospero Cravedi, fotografo ufficiale del quotidiano cittadino "Libertà", chiusi i battenti dell’Urban Center da qualche giorno con un bilancio di oltre 10mila visitatori e la promessa speranza di realizzare un volume, dopo la testimonianza personale, quella di Carmelo Sciascia e il brevissimo flash di Cesare Zilocchi, un nuovo intervento utile per la riflessione: Gianni d’Amo, professore di filosofia, oggi consigliere in Consiglio Comunale per la lista di Città Comune, lista di alternativa ad un centro sinistra troppo attento allo sviluppo cementificato della città.
Oggi come allora resistenza ed opposizione
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Il mio Sessantotto allora. Credo sia onesto fornire preliminarmente almeno alcune coordinate su chi sia chi scrive. Nel 1968 avevo quindici anni e a fine-settembre partecipai alla contestazione (al cinema Iris di Piacenza) della proiezione del film "I berretti verdi" con John Wayne: parlava bene dei grandi soldati americani e male dei piccoli vietnamiti (parteggiare per Golìa contro Davide, roba da matti). Tutti si inneggiava a Giap e Ho chi minh, ma non capivo perché poi alcuni gridavano "Moro, Nenni servi Usa" e altri, invece, "Nenni, Longo servi Usa". Longo, Luigi, era allora il segretario del Pci, dopo Togliatti e prima di Berlinguer: fu questo il mio primo contatto con gli "extraparlamentari". C'era stato qualche parapiglia con la polizia, e io non sapevo come giustificare a casa la camicia strappata né come mascherarla (faceva ancora caldo e, per l'appunto, ero in maniche di camicia).
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Frequentai il liceo stando in un collegio diretto da un religioso: a scuola fuori (liceo statale), ma il resto della giornata e la notte in collegio. Era un luogo di osservazione privilegiato, perché vi convivevano centinaia di studenti delle medie superiori provenienti soprattutto dai luoghi più distanti della provincia. Tutte le sere, dopo la cena e prima dell'ultimo periodo di studio (20,30-22, poi tutti in camerata) si pregava in cappella e il prete ci invitava al quotidiano esame di coscienza. Qualche minuto di silenzio che non finiva mai… Una sera io lo feci a voce alta, l'esame di coscienza. "E' andata male anche oggi", cominciai, "nel latte di stamattina come al solito c'era il bromuro (sedativo delle straripanti pulsioni sessuali da età e forzata convivenza ndr), nell'ora di svago non son riuscito a giocare né al pallone né a ping pong perché il ‘vice' (un secondo prete più giovane, coi capelli rossi) lascia giocare solo i suoi cocchi…" Non so più dire come, ma in una manciata di secondi mi trovai a sentenziare che se era caduto il fascismo, poteva ben cambiare anche il regolamento del collegio. Anche altri parlarono: la preghiera collettiva divenne (ri-divenne?) un'assemblea.
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Il 13 dicembre 1969, il giorno dopo la strage di Piazza Fontana, alla prima ora avevo educazione fisica. Su una dura panca dello spogliatoio della palestra, in mutande, di fronte ai miei compagni di classe, mi sentivo sul banco degli imputati. Credevo davvero che "noi" avessimo messo una bomba in una banca affollata di gente. Noi chi? Noi: gli anarchici, i leninisti, i guevaristi… la mia identità era mutevole e confusa e il Comitato contro la strage di Stato sarebbe nato solo nella primavera successiva, nella fumosa sede di via Borghetto. Sentii per la prima volta, quella mattina, il freddo nelle ossa e la bocca dello stomaco che irrimediabilmente si chiude per tutto il giorno. Avrei imparato a riconoscerli prontamente - quei sintomi di una "malattia speciale", che era la politica - negli ultimi anni Settanta, soprattutto dopo l'assassinio di Moro e della sua scorta, quando arrivava pressochè quotidianamente lo stillicicio dei morti che andavano messi a nostro carico. E' vero che io non avevo mai ucciso nessuno - molte botte date e prese, questo sì - e tuttavia se gli autori di quei delitti erano "compagni che sbagliano", non riuscivo a liberarmi della mia quota di senso di colpa. E stavo male, senza dirlo.
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Del 1970 ricordo il primo sciopero generale sulle pensioni. Erano giù, per la prima volta, anche le saracinesche dell'Upim, l'unico grande magazzino allora presente in città (oggi ci sono ipermercati venti-trenta volte più grandi). Gli operai in tuta, che avevano fatto il picchetto, discutevano animatamente con le commesse, nel mio ricordo particolarmente giovani e belle. In via XX Settembre, vicolo medievale coi negozi di lusso, pedonale già allora, scorrazzavano le jeep della polizia. Il compagno Massimo si distese a terra e una jeep dovette rumorosamente inchiodare in frenata, quando le parte anteriore gli stava già sopra. Massimo da trentanove anni lavora in banca, proprio come nella canzone. Ha due figli e l'anno prossimo andrà in pensione. Andava a lavorare con il maglione rosso, senza giacca e cravatta. Assunto in città, il giorno dopo la contestazione ad Almirante (campagna elettorale per le regionali del ‘70, le prime), venne trasferito nell'agenzia più lontana della provincia.
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Per tutti gli anni Settanta ho fatto il militante della sinistra exatraparlamentare a tempo pieno, ma gratis, sbarcando il lunario con lavoretti vari: del resto avevo bassissimi consumi e c'era sempre modo di mettersi in qualche casa in tre o quattro (anche se a volte era in dubbio se si trattasse di un'abitazione, di una sede politica, di una "stanza", cioè un luogo di incontri sessuali). Ho ricevuto e praticato totale disinteresse e momenti di reale generosità.
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Studente universitario di filosofia tra Pavia e Milano, non ho mai sentito una lezione (veramente una sì, di Diritto del lavoro a Parma, prof. Cessari, ma per motivi sentimentali). Se andavo all'Università era per pratiche burocratiche e a dare esami, oppure per le solite cose: volantini giornali assemblee firme sottoscrizioni... Quando nel 1977 mi mancavano tre esami, come altri allora, piantai tutto. Mi sembrava che laurearsi non avesse senso (l'avrei fatto otto anni dopo, avendo ricevuto una laconica lettera in cui mi si comunicava che se non avessi ripreso il corso di studi i miei diciotto esami sarebbero stati annullati).
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Il mio Sessantotto oggi. Faccio l'insegnante (storia e filosofia) e se dovessi mettere in mano ai miei studenti qualcosa sul Sessantotto opterei per il numero 33 di "Quaderni piacentini" (febbraio ‘68). Si apre con "Contro l'università. Cronaca dell'occupazione dell'università di Torino", di Guido Viale. Vi si può leggere: "Il prof. Guzzo, decano della Facoltà di Lettere, si è rifiutato di assegnare una volta un trenta ad uno studente perché lavorava: la filosofia è superiore a certe cose…". Segue la fenomenologia dell'esame. "Un poliziotto denominato per l'occasione docente… in 5-10 minuti liquida l'imputato con una serie di domande. Per gli studenti che frequentano, l'esame è una prova di abilità: bisogna conoscere la psicologia e i pallini del docente e compiere una serie di gesti che gli fanno credere che chi gli sta davanti è una persona intelligente e sicura (es. riversarsi contro la spalliera della seggiola mentre si parla, grattarsi il mento, sorridere a certe allusioni. (…) Una domanda molto chiara è suscettibile di diverse risposte, ma la psicologia selettiva del docente ne contempla una e una sola; inoltre le domande non sono per nulla chiare". Lascio immaginare in che difficoltà si venissero a trovare gli studenti non frequentanti. L'analisi di Viale si approfondisce. "La radice dell'autoritarismo, come tutte le forme di potere autoritario, non risiede soltanto in una serie di strutture istituzionali ed economiche, ma risiede soprattutto e in primo luogo nel consenso da parte di coloro che il potere lo subiscono (…). Lo strumento di controllo maggiore nelle mani dei professori, quello che dà valore a tutti gli altri ed è la vera base politica del loro potere accademico, è la collaborazione degli studenti".
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Nello stesso numero della rivista, Elvio Fachinelli allarga il quadro. "Il cartello di protesta che sovrasta tutti gli altri porta scritto: lotta alla repressione. Ora è chiaro che questa è diversa a Napoli e a Berlino, e Torino non è Madrid e neppure Berkeley. Ma dal momento che è un giovane, o un adolescente, che porta quel cartello, il discorso sulla repressione rimanda immediatamente all'autorità paterna". In realtà, considera Fachinelli, l'obiettivo "psicoanalitico" del movimento non è la funzione paterna in declino ("figure che si mostrano di ferro mentre sono di cartone"), ma quella sorta di madre-società avvolgente e pervasiva che ci offre cibo ma solo in cambio della dipendenza totale. "Ciò che sta dietro, per questi giovani (sottolineo questi) è una immagine o un fantasma di società che, mentre promette una sempre più completa liberazione dal bisogno, nello stesso tempo minaccia una perdita dell'identità personale. Cioè abbina una offerta di sicurezza immediata a una prospettiva inaccettabile: la perdita di sé come progetto e desiderio". Ho letto cose analoghe in Bauman trent'anni dopo. Lo dico perché penso che il Sessantotto sia stato anche, per qualche anno, un momento di sintesi alta della riflessione teorica dell'umanità su se stessa. Credo che ci siano pochi libri più illuminanti, per orientarsi nel presente, della Società dello spettacolo, che Guy Debord ha scritto oltre quarant'anni fa.
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Cosa mi manca. Penso oggi che il Sessantotto sia stato, sia pur a tratti, rozzamente, non sempre in modo consapevole, un tentativo pratico di ridisegnare una nuova carta dei diritti e dei doveri, prima che gli venissero imposti da un lato il leninismo nelle varie versioni operaista, maoista o stalinista (il mito della Rivoluzione), dall'altro l'industria del sesso, delle droghe, delle culture alternative (la realtà, che è sotto i nostri occhi, della produzione/consumo su larga scala di ogni tipo di mito). Il Sessantotto è stato da una parte modernizzazione e dall'altra liberalizzazione reale di relazioni umane. Senza il flusso continuo di immagini che documentavano, per esempio, le atrocità della guerra del Vietnam, non sarebbe stato possibile il suo essere un primo momento di globalizzazione (perché anche questo è stato). Il risultato, oggi, è quella che a me pare un'ipertrofìa delle comunicazioni di massa che produce più disinformazione che informazione: certamente una diffusa difficoltà nelle relazioni dirette, non mediate.
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Di quella stagione mi manca, da tanto tempo, ciò che si deve pur chiamare fraternità, che non è un diritto, ma una pratica, che dà un sapore diverso anche all'uguaglianza. E unico antidoto, mi pare, alla capacità del capitale di assorbire ogni cosa, di "stravolgere le nostre parole d'ordine", per dirla con Brecht, "fino a renderle irriconoscibili".
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Una manifestazione a Piacenza nel 1968: la foto fa parte della mostra di Prospero Cravedi all'Urban Center ed è stata pubblicata dal quotidiano locale Libertà il 39 maggio 2009
postato da: claudioarzani alle ore giugno 10, 2009 01:18 | link | commenti
categorie: politica e cronaca
martedì, 09 giugno 2009

Tendenze xenofobe s’impongono in Europa (opaca istantanea con reflex manuale nel limbo azzurrognolo dell’anime perse)

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Rabbuia la via un’ombra oscura
s’alza d’improvviso gelido vento
volano nell’aria fogli di carta
Kaos e disordine bussano alla porta
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"Ragazza con il fez", Graziella Bertante
"Il gesto e la forma"
le sculture di Graziella
in mostra a Borgonovo Val Tidone (Pc)
fino al 21 giugno 2009
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postato da: claudioarzani alle ore giugno 09, 2009 00:28 | link | commenti
categorie: poesie di lotta e di resistenza, seulement un chansonnier
lunedì, 08 giugno 2009

Notizie letterarie (21/09) da Infinitestorie.it, cronofoto di viaggio, 5 e 6 maggio 2009, S.P.Q.R, Se Piove Qua (a) Roma

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Francisco Goya y Lucientes A woman reading a letter
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Per gli appassionati del genere "Cultura"
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* La ragazza e la vergine *
di Alina Reyes
(Ed. Guanda, trad. di Monica Fiorini, pp. 192, euro 13,00)
 Che cosa attira le folle davanti a una grotta dove una povera popolana di quattordici anni afferma di vedere la Vergine? La fede, certamente. Il mistero che aleggia intorno ai visionari. La speranza in una guarigione miracolosa. L'incredulità o la credulità. La curiosità. Ma ad attrarre nelle campagne di Lourdes una "libera pensatrice senza catechismo" come Alina Reyes è soprattutto il desiderio di capire. Un impulso profondo che la spinge a un pellegrinaggio privato, durante il quale, con la mente sgombra da pregiudizi, spulcia gli archivi, legge le dichiarazioni dei testimoni, scruta le fotografie di Bernadette Soubirous, ascolta le voci della natura e passeggia per i prati dove un tempo la ragazzina andava a raccogliere legna, ne esamina la scrittura da semianalfabeta, interpretando come una spia dell'inconscio gli errori di ortografia e sintassi di cui è infarcita. L'ambiente dove viveva la famiglia Soubirous si ricompone sotto i nostri occhi, così come l'infanzia di Bernadette e la caparbietà con cui questa bambina che ignora quasi tutto del mondo difende la veridicità delle proprie visioni.
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Sembra un lago la piazza di Porta Pia
(saran le lacrime di Berlusconi trombato sulla via del Quirinale?)
Roma, 5 e 6 maggio
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Per gli appassionati del genere "Thriller, Horror, Noir"
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* Bikini *
di James Patterson con Maxine Paetro
(Ed. Longanesi, trad. di Isabella Zani, pp. 304, euro 16,60)
 Una bellissima top model sparisce misteriosamente alle Hawaii e viene ritrovata uccisa dopo qualche giorno. È soltanto il primo omicidio, perché al killer non basta, ma neanche al pubblico di ricchi pervertiti a cui vende in esclusiva i filmati dei suoi delitti basta: Henri Benoit vuole che tutto il mondo sappia di che cosa è capace e l'arrivo sulla scena del crimine del giornalista e mediocre scrittore di gialli Ben Hawkins è la sua grande occasione. Ma ancora non basta. Niente è come appare e nel gioco spietato iniziato dal killer più terrificante nato dalla fantasia di James Patterson, si moltiplicano le inversioni di ruolo, in una vertigine sempre più accelerata. Chi riuscirà a dire basta?
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* Un nuovo battito *
di Jodi Picoult
(Ed. Corbaccio, trad. di Lucia Corradini Caspani, pp. 496, euro 18,60)
 Jodi Picoult torna con un avvincente racconto di redenzione, giustizia e amore carico di tensione. Per Shay Bourne, condannato a morte per l'omicidio del marito e della figlia di June, protagonista del romanzo, è iniziato il conto alla rovescia. Il mondo non gli ha dato niente, e lui non ha niente da offrire al mondo. Eppure, in un solo momento, accade qualcosa che cambia tutto. Ora ha un'ultima occasione di salvezza, che è riposta in Claire, l'altra figlia, gravemente malata, di June, alla quale potrebbe donare il cuore. Padre Michael, da giovane, ha fatto una scelta che lo ha condotto a dedicare il resto della sua esistenza a Dio. Ma quando si trova faccia a faccia con Shay, è costretto a mettere in discussione tutto quello che gli avevano insegnato a credere sulla religione, sul bene e il male, sul perdono. E su se stesso.
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* Il college delle brave ragazze *
di Ruth Newman
(Ed. Garzanti, trad. di Laura Prandino, pp. 314, euro 18,60)
 Cambridge, Ariel College. Olivia giace rannicchiata in posizione fetale, il cadavere della sua amica ancora caldo accanto a lei. Mezza nuda, gli occhi sbarrati, completamente ricoperta di sangue, è incapace di riferire quello che ha visto. Non era certo così che la ragazza immaginava di finire i suoi giorni a Cambridge. Olivia è dolce e timida, ma ha lottato duramente per studiare nel prestigioso college, decisa a lasciarsi alle spalle le proprie origini modeste. All'Ariel College ha trovato la sua dimensione, nuovi amici e Nick, il grande amore. Adesso la brillante studentessa giace in stato catatonico ed è l'unica che possa far luce, con la sua testimonianza, sulla lunga catena di omicidi che stanno sconvolgendo la tranquilla atmosfera universitaria del college. Il Macellaio di Cambridge, un serial killer sorprendentemente meticoloso, ha colpito di nuovo. Tutte ragazze. Tutte belle, popolari e sicure di sé. Gli studenti vivono nel terrore e nel sospetto, continuamente accerchiati dagli agenti che indagano sul caso e da giornalisti d'assalto in cerca di scoop.
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Non sarà un poco d'acqua a fermar li bersaglieri
(tantomeno un goccio di saggezza fermerà l'impeto del Brunetta
Roma, 5 e 6 maggio
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Per gli appassionati dei generi "Thriller, Horror, Noir" e "Avventura"
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* Il segreto della Genesi *
di Tom Knox
(Ed. Longanesi, trad. di Sara Caraffini, pp. 416, euro 18,60)
 Londra. Efferati delitti scuotono la città, in una scia che presto si espande fino agli angoli più remoti delle isole britanniche. L'ispettore Forrester, di Scotland Yard, brancola nel buio. Ci sono soltanto pochi indizi che sembrano puntare verso una tradizione occultista sotterranea e potente. Chi c'è dietro quelle esecuzioni rituali? E perché i fatti di sangue sono sempre accompagnati da strani scavi nelle vicinanze? Intanto, dopo una pericolosa missione, il giornalista Robert Luttrell viene inviato per un incarico di routine al sito archeologico di Gobekli Tepe, nel deserto della Turchia orientale. Lì apprende la straordinaria storia del tempio più antico del mondo, costruito dodicimila anni fa e misteriosamente sepolto duemila anni dopo. E scoperto poi, per caso, in un'area che rappresenta forse la culla della civiltà, una zona in cui ancor oggi sopravvivono culti antichissimi, come quello degli angeli. Ma qualcuno non vuole che gli scavi proseguano, ed è disposto a uccidere purché il segreto di quel tempio rimanga nascosto. Un segreto custodito da millenni, eppure sotto gli occhi di tutti, nel libro della Genesi.
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Woman Reading with Peaches, Henri Matisse
postato da: claudioarzani alle ore giugno 08, 2009 01:39 | link | commenti
categorie: fotograffiando, andarperviandando, news autori e editori
venerdì, 05 giugno 2009

Incontro con Elena Torresani, poeta della sensualità femminile nel poema in versi “L’inferno di Eros”, edito AndreaOppure

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Prendiamo una donna, mettiamole una penna in mano e con buona probabilità ne uscirà una poesia, in genere inno all'amore. Destinata in molti casi ad essere conservata nascosta in qualche cassetto, tra le pagine di un libro, nel vaso in dispensa.
 
Da cosa è nato l'impulso a scrivere versi?
A dire il vero è stata una scelta del tutto occasionale: non avevo mai scritto poesie. Nel 2007 la fotografa Monica Papagna mi chiese di scrivere qualche “pezzo” dal sapore erotico da presentare al vernissage della sua mostra “Fil Rouge”, presso la Marena Rooms Gallery di Torino. I versi sono stati la scelta più naturale da abbinare all’eleganza delle sue fotografie.
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Così nasce “L’inferno di Eros”, poema opera prima di Elena Torresani pubblicata con AndreaOppureEditore, la poesia che non ti aspetti, che rompe gli schemi del consueto. Come possiamo intuire leggendo nella sua pagina web (http://www.elenatorresani.com/):
Ci sono cose che non si dicono,
E in questo libro ce ne sono molte.
L’Inferno di Eros
è una scorribanda nella sessualità femminile
E un’occhiata impietosa
Nelle miserie delle nostre mutande.
Un viaggio lucido, disarmante
E profondamente seducente
Verso il Monte Di Venere.
Un racconto onesto,
Tanto onesto da essere amaro.
Ed esilarante.
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Acquistabile on line in Ibs
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Le tue poesie "fanno" esplicitamente sesso. A volte sesso e amore a volte sesso e punto. Ma nasce prima la donna e il sesso o la donna e la poesia?
La donna è poesia, e vive nella poesia. Il sesso viene assolutamente dopo.
Direi che prima c’è la poesia, che risiede in ogni cosa e in ogni sentimento: anche la totale assenza di poesia fa poesia. Poi l’amore. Donna, eros e sesso nell’ordine a seguire.
Una scala del genere quando viene sovvertita può essere il segnale di grossolane mancanze e strafalcioni esistenziali.
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Il puttanone”, la tua poesia inserita nel blog Arzyncampo, continua ad essere particolarmente gettonata. Come del resto gettonatissimo è stato il post “Sotto la gonna” che via Google rimandava ad una "interessante" foto presente nel blog (il kilt d'uno scozzese sollevato dal vento a mostrar le chiappe sode d'un aitante soldatino, ndr). Cosa concludiamo: l’eros è la leva che solleva il mondo (e i veli del mondo)?
Del mondo non credo, ma della natura umana senz’altro. E grazie al cielo!
Mi preoccuperebbe la situazione inversa: l’eros è una componente estremamente importante della nostra vita, che rivela del nostro modo di essere molto di più di qualsiasi altro comportamento.
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Gli italiani: si dice pensino sempre e solo a “quello”. Il che li differenzia dalle donne.
Non direi che l’eros o il sesso sia diverso da nazione a nazione: è l’approccio che si ha al sesso che cambia in base alla cultura e al vissuto personale. Le donne non pensano al sesso meno degli uomini, semplicemente ci sono più fattori che influenzano il loro modo di viverlo.
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Certo non è facile, in una società in fondo ancora bigotta e moralista, parlare di Eros. Tu hai dedicato il tuo libro a tua sorella. Che, come dici, non lo leggerà mai, non perché sia morta ma perché non accetta il tuo eros. Bene. Mi dici come la gente accoglie quell’Elena che ha scritto e pubblicato un poema come “L’inferno di Eros”?
Per ora non ho percepito nessun cambiamento di approccio della gente nei miei confronti, ma indirettamente mi sono state riportate frasi pungenti di alcuni lettori e sentenze indignate di alcune lettrici.
Fortunatamente il coro di divertita approvazione è stato finora ben più corposo di tutto il resto.
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Hai avuto dei modelli, o comunque dei poeti che hai amato all'inizio?
Nessun modello, se non un’ironica ripetizione del modello strutturale dei gironi danteschi.
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Ti piace la definizione poeta maledetto?
Mi piace molto se usata per identificare chi poeta maledetto lo è stato davvero.
Oggi la figura dell’artista è piuttosto diversa, molto più eclettica, socialmente inserita, informata e preparata: dubito che la definizione di “poeta maledetto” possa essere usata opportunamente ancora oggi per qualcuno.
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Quali poeti leggi oggi più volentieri?
Durante l’adolescenza amavo lo struggimento, e leggevo Hikmet, Prevert, Baudelaire, Hesse, Leopardi.
Oggi m’incanto con Sylvia Plath, Anne Sexton, Allen Ginsbeg, Neruda.
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Cosa pensi dei concorsi letterari?
Semplicemente non ci penso.
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Oggi, per 40 ore la settimana ti occupi di Marketing & Export.Ci puoi dire qualcosa di questa tua attività: meglio comunicatrice o poeta?
In realtà ho sempre fatto lavori prevalentemente organizzativi, fino a quando un paio di anni fa a qualcuno parve di vedere in me delle doti redazionali, uno spirito creativo e buone capacità di ricerca.
Non so se questo qualcuno ci abbia visto giusto, ma ora sono nel marketing.
Dovendo scegliere credo che ogni scrittore però vorrebbe vivere di sola scrittura.
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Sono centinaia le poesie che quotidianamente vengono scritte e pubblicate nel web. La stragrande maggioranza parla d’amore. Tradito, deluso, sospirato. Sempre d’amore. Impossibile notare e soprattutto vendere, per saturazione del tema, un poeta dei tanti che canta l’Amore. Un’operatrice addetta al marketing, infatti, fa strategia e canta dell’eros.
Claudio, diciamocelo: che palle! In questo periodo sono nella giuria di un premio nazionale di poesia e ti assicuro che sole, cuore, amore e le foglie che cadono in autunno hanno veramente superato la linea della tollerabilità.
Per me vince chi parla di altro, o chi parla ancora di quello ma in un modo nuovo: che i punti di svolta siano nel contenuto o nello stile, ma che punti di svolta siano.
Sicuramente ci sono stimoli poetici intramontabili, ma il passato ci ha regalato delle eccellenze talmente irripetibili che diventa imbarazzante in certi casi leggere tutto quello che si è tentato dopo su quella falsa riga.
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I tuoi studi? Fatti dove?
Le superiori a Piacenza.
Un’università mai terminata a Milano.
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Casalpusterlengo, la tua città, del tutto anonima; qual è il tuo rapporto con Casale? Ha influenzato la tua scrittura in qualche modo?
Un po’ nei contenuti, ma questo si vedrà soprattutto nel mio secondo libro.
Il mio rapporto con Casalpusterlengo è quello che si ha con la propria casa: nonostante io ami viaggiare e stare altrove, da brava donna cancro amante del nido mi sento davvero a casa solo quando cammino sul Viale dei Cappuccini.
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E la tua scrittura ha influenzato il rapporto di Casale con te?
Se escludiamo qualche battuta delle cassiere al supermercato e qualche sorriso malizioso in più, direi assolutamente di no. Per ora.
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Ti sei proposta a Piacenza, a Pavia, insomma nella piccola provincia, quella dei Peccati di Peyton Place, delle pubbliche virtù e dei vizi privati. Il quotidiano locale di Piacenza, Libertà, tramite Betty Paraboschi, non è stato generoso, con te e con la tua poesia. Poi sei arrivata nella grande città ed eccoti intervistata da Panorama.
La cosa raccapricciante è che la Betty Paraboschi è una ragazza giovane e bella, non mia zia Mariuccia, eppure ha scritto le stesse cose che la zia Mariuccia mi ha sottolineato dopo l’uscita del mio libro.
L’intervista con Raffaele Panizza di Panorama è stata tanto divertente quanto inaspettata: quando il mio libriciattolo arriva nelle mani giuste normalmente nascono sempre iniziative interessanti e grandi sorrisi.
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Progetti per il futuro?
Un secondo libro (un romanzo stavolta), un festival, una collaborazione redazionale.
E poi chissà.
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postato da: claudioarzani alle ore giugno 05, 2009 01:40 | link | commenti
categorie: incontri dautore
giovedì, 04 giugno 2009

“Scritti all’ombra di un salice”, di Raffaela Ruju, poeta e blogger da Trieste

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Tramonto sul mare, Ferdinando Ragni
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Alla solitudine ho consegnato il tempo
e resto sospesa nel silenzio
con un spicchio di riso ed una lacrima
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Un agrume fiorito
armonia di profumo
che passa, inosservato.
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Alla solitudine ho consegnato la pelle
incenso sospeso nell'argento
come spirale saettante di tempio arcano.
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Una parola ispirata
dall'oleandro e dalla rosa
dal verso muto che non abbandona.
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Altre poesie di Raffaela nel suo blog, Polvere e Inchiostro
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postato da: claudioarzani alle ore giugno 04, 2009 00:57 | link | commenti (1)
categorie: poesie daltri
mercoledì, 03 giugno 2009

Energia pura senza paura: Sinistra e Libertà con Grazia Francescato, leader dei verdi, a Caorso a ribadire il no al nucleare

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Caorso, 29 maggio 2009
Da sinistra: Giovanni Passera, Claudio Arzani, Stefano Forlini, Fabrizio Binelli,
 una mamma e quattro bambini che vogliono un futuro d'aria pulita
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Diverse centinaia di volantini, annunci in internet e sui quotidiani locali, risultato: con Grazia Francescato, venerdi scorso a Caorso, eravamo in sei (oltre ad una mamma con quattro bambini) all’incontro con la stampa per ribadire che, nel nostro BelPaese, non servono il nucleare e i rischi annessi per affrontare e risolvere i problemi dell’approvvigionamento energetico.  
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Del resto sono ormai questi i metodi del far politica, si commentava un po’ demoralizzati, con Giovanni Passera: presenze ridotte al minimo, l’importante è la telecamera o il taccuino di un giornalista, sperando che lo slogan buchi il video televisivo e la pagina del quotidiano sulla quale viene riportata la notizia dell’iniziativa.
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Le due auto, dei poliziotti in borghese e della vigilanza, sorvegliano la zona off limits: oltre la sbarra, all'occorrenza si spara. Arturo, con le sue barre e i suoi residui radioattivi, sonnecchia placidamente oltre la fine del viale proibito 

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La televisione ha ucciso la partecipazione? Oppure la stessa si esprime in forme diverse e il problema è quello di riuscire ad “intercettarle”. Del resto anche sei “peones” nei pressi di "Arturo" fanno paura. La più grande centrale nucleare italiana in dismissione ma con ampi depositi di rifiuti radioattivi che nessuno vuole e nessuno sa dove mettere, non vuole concedersi a sguardi troppo indiscreti.
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Poco prima dell’ora fissata per il rendez-vous una berlina grigia giunge a gran velocità e tre agenti in borghese si fermano all’altezza del primo cartello e della prima sbarra che impedisce l’accesso al lungo viale in fondo al quale, alcune centinaia di metri dopo, s’arriva al grande bidone d’acciaio, la centrale con le sue barre all'uranio immerse nell’acqua che ne garantisce il raffreddamento, "Arturo".
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Sono il primo ad arrivare, dopo gli agenti in borghese, fermo l’auto al cartello che avverte della sorveglianza armata e, in rapida successione, arrivano Giovanni Passera, Fabrizio Binelli, Giovanni d’Orazio, Massimo Stefanoni. Infine il camper con Grazia Francescato e Stefano Forlini. Dopo poco s'aggiungono una mamma con quattro bambini, vogliono un futuro garantito d'aria pulita e respirabile.
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Il caldo e il sole sono impietosi, friniscono le cicale, volano mosche grosse come cavallette e cavallette con i denti a sciabola: gli agenti, in borghese, con tanto di giacca e cravatta, sono siciliani, forse scelti apposta, abituati al caldo africano, non sudano nemmeno. No, non sono panzoni e, all’occorrenza, hanno il fisico di chi pesta duro. Il ministro Renato Brunetta, fustigatore di tutti i dipendenti pubblici, può dormir sonni tranquilli (che, almeno, tien chiusa la bocca e tace!).
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All’occorrenza e alla bisogna magari pesta duro anche il vigilante che arriva in auto dalla centrale e inibisce al camper di superare una linea virtuale oltre la quale non sappiamo se l’ordine sia di sparare. Stefano, alla guida, retrocede di un paio di metri.
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Di tutti i mass media della zona si presenta la sola Telelibertà, gli altri si riservano di intervenire nel tardo pomeriggio al rinfresco organizzato in città, lontano dalle cicale, dalla centrale, dalle cavallette coi denti a sciabola, dal caldo torrido che fa sudare senza pietà.
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Grazia Francescato, coordinatore nazionale dei Verdi
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Sono tanti i motivi per denunciare la bufala del centrodestra: i costi del nucleare, i dieci anni necessari per realizzare una centrale quando i problemi energetici sono di oggi, le enormi quantità d’acqua da sottrarre all’agricoltura per essere destinate al raffreddamento delle vasche che ospitano le barre radioattive, l’impossibilità di smaltire i rifiuti radioattivi che restano tali per centinaia di anni, l’esaurimento delle scorte d’uranio entro i prossimi 50 anni.
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Grazia lo ribadisce al microfono della giornalista, “la difesa dell'ambiente e la tutela del territorio saranno la partita più dura dei prossimi anni” e con questo, garantito il materiale per il passaggio televisivo, si arrotolano gli striscioni, la campagna elettorale prosegue verso una nuova iniziativa. Ancora pochi giorni, poi la parola passa dalle televisioni del Grande Occhio alle urne, naturalmente impegnando (in questo caso per ora legittimamente e democraticamente) l'esercito.
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Un grande bidone d'acciaio svetta nella bassa padana: è Arturo
Centrale nucleare di Caorso, 29 maggio 2009
postato da: claudioarzani alle ore giugno 03, 2009 02:02 | link | commenti
categorie: fotograffiando, politica e cronaca
martedì, 02 giugno 2009

Francois-Marius Granet, artista del silenzio dello spirito nella Roma ormai avvolta dalle nebbie del tempo remoto

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La chiesa di Trinità dei Monti
www.chronica.it/.../
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L’Académie de France à Rome offre due importanti opportunità: la visita a Villa Medici con il suo straordinario giardino e la terrazza dalla quale ammirare una splendente Città eterna che contemporaneamente si fa romantica nei dipinti, perlopiù ad acquerello, di Francois-Marius Granet.
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Artista dai due percorsi: quello dell’anima per il quale meritò l’appellativo di “pittore dei Cappuccini” e quello dei pellegrinaggi en plein air che lo portarono a rappresentare le due città più amate, Parigi e Roma, appunto.
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Le Choeur de la Chapelle des Capucins à Rome
commons.wikimedia.org/wiki/File:Fran%C3%A7ois...
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Amo immensamente le sue chiese, le cappelle, i monaci, i chiostri, i riti religiosi”, ebbe a dirne il giovane duca Luigi Filippo d’Orleans ed effettivamente nelle prime sale della mostra di Villa Medici si respira quel desiderio di spiritualità, di raccoglimento, di riflessione che subentrò agli eccessi giacobini della Rivoluzione francese che appunto Granet pare sostituire con una Rivoluzione della sensibilità.
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Rivoluzione che si trasferisce poi nella rappresentazione della città: non nei suoi monumenti, non nelle sue raffigurazioni classiche di immagini statiche e consuete, ma invece inquadrature magari di sghembo, nella luce del mattino, con l’attenzione concentrata sulle viole che crescono negli angoli in ombra del Colosseo.
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Scorcio del Colosseo
www.electaweb.it/.../it
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Rappresentazione del vero e qui anticipiamo Corot, realizzando la simbiosi tra l’uomo, i suoi manufatti e la natura dominante. Sono in verità rare e comunque in posizioni secondarie, le presenze umane: i dipinti di Granet propongono grandi panorami immersi nella neve, il verde dei boschi, il grigio della sera che s’allunga sullo specchio d’acqua, per arrivare al gelo, alle nebbie, alla macchia di sole fra gli alberi, alle nuvole in transito nel cielo.
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Paesaggio francese
 sullarte.it/mostre/2009-03/granet-roma-e-pari...
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In un mondo che conosce profondi sommosse, armate, religiose, culturali, l’arte di Granet muove in opposta direzione, ricerca, tra i boati delle rivoluzioni, il silenzio, i colori e di dettagli che sfumano, si fanno indefiniti e tutto sembra avvolto in una nebbia che sa di trascendenza, di passaggio dai rumori dell’umano vivere all’ovattato soffuso di un’altra dimensione fatta di pace interiore.
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All’uscita i due turisti, dai caratteri germanici, evitano a malapena la motoretta che sale da via Trinità dei Monti: per fortuna il fracasso della marmitta opportunamente modificata li ha avvertiti della necessità di tirarsi da parte. La motoretta prosegue per la sua strada, inseguita da un comprensibile vociare: alle proteste dei due turisti s’aggiungono le esclamazioni irate di altri passanti e del silenzio rapidamente ci si scorda, così è la Roma dei giorni nostri. Per quanto ai silenzi della Città d'altri tempi ormai avvolti nella coltre fitta del passato remoto, la mostra di  Francois-Marius Granet ... può chiuder battente.
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La Seine
https:/.../the-seine-1.html
postato da: claudioarzani alle ore giugno 02, 2009 01:25 | link | commenti
categorie: andarperarte
lunedì, 01 giugno 2009

Notizie letterarie (20/09) da Infinitestorie.it, cronofoto di viaggio in Roma, 5 e 6 maggio 2009, visioni di secondo piano

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Pablo Picasso La lecture de la lettre
http://www.letturaweb.net/jsp/raccolte/gcl/immagine.jsp?id_immagine=339
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Per gli appassionati del genere "Cultura"
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* Uno straniero nella terra di Lolita *
di Gregor von Rezzori
(Ed. Guanda, trad. di Silvia Albesano, pp. 96, euro 12,00)
 Nel 1958 Gregor von Rezzori collabora alla traduzione di "Lolita" di Vladimir Nabokov. Da quell'esperienza nasce l'idea di un'impresa che Rezzori realizza soltanto una trentina di anni più tardi: un viaggio negli Stati Uniti sulle tracce di Humbert Humbert e della sua giovane seduttrice, una specie di pellegrinaggio alla ricerca dell'America del suo immaginario infantile. L'America dei cowboy e degli indiani, della natura incontaminata, dei grandi spazi. I tempi però sono cambiati e lo scenario che si offre a Rezzori è irrimediabilmente modificato: turismo di massa, chioschi di hamburger, paradisi naturali cementificati in cui le Lolite sono merce rara. Ma c'è anche un'altra faccia dell'America: Gettysburg, Harpers Ferry, i santuari di una storia che agli europei, schiacciati da un passato millenario, pare ancora incredibilmente vicina. Per Rezzori il sogno americano, quel miscuglio irresistibile di divertimento e meraviglioso infantilismo, non si è spento, e la sintesi più efficace non può essere che Las Vegas o Disneyland, nuova Gerusalemme della Terra Promessa.
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* Le ossa di Cartesio. Una storia della modernità *
di Russell Shorto
(Ed. Longanesi, trad. di Irene Abigail Piccinini, pp. 294, euro 17,60)
 Stoccolma 1650: un uomo di cinquantaquattro anni sta morendo nel cuore della notte. L'ambasciatore di Francia siede al suo capezzale e da corte arriva il medico personale della regina Cristina. L'ora è giunta, e gli occhi di Cartesio si chiudono per sempre. Ma per il suo corpo non c'è pace: dopo una frettolosa sepoltura in un piccolo cimitero cattolico a nord della città, i resti vengono riesumati nel 1666 per essere traslati in patria, a Parigi. Qui, nella chiesa di Sainte-Geneviève-du-Mont, le spoglie trovano una seconda tumulazione, tra grandi festeggiamenti. Poi, nel 1819, presenti i luminari dell'Accademia delle scienze, avviene una terza cerimonia. Ma all'apertura della bara qualcosa non va. Manca un "pezzo", precisamente il cranio, separato dal resto delle membra per una beffarda ironia delle vanità mondane, visto che a Cartesio la tradizione ascriverà il dualismo mente-corpo. Nasce così l'enigma delle sue ossa, qui ricostruito e svelato da Russell Shorto, che prende spunto da questa vicenda per delineare un intenso affresco storico, ricco di colpi di scena, popolato di grandi personaggi e delle loro idee destinate a segnare il nostro presente.
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La città delle vie minori
Roma, 5 e 6 maggio
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Per tutti
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* I fuggitivi *
di Nam le
(Ed. Guanda, trad. di Elisa Banfi, pp. 304, euro 16,50)
 Un giovane scrittore di origine vietnamita viene spinto dagli amici a raccontare l'esperienza drammatica di suo padre durante la guerra del Vietnam, e nel processo di scrittura finisce per riallacciare i legami con il passato; un anziano pittore di New York si confronta con il proprio decadimento fisico nel momento in cui si prepara a incontrare per la prima volta la figlia, che sta per debuttare alla Carnegie Hall; a Hiroshima, una bambina vive ignara la giornata che si concluderà con lo sganciamento della prima bomba atomica; nel mare della Cina, a bordo di un barcone di profughi disperati, una giovane donna si prende cura di un bambino sofferente, arrivando a una decisione drammatica. Legati da un vissuto comune di isolamento e alienazione, i protagonisti di queste storie restano sospesi in un limbo tra sentimenti contrastanti: amori che non consolano, ma amplificano le paure di sempre; vendette che non portano sollievo, ma scatenano sensi di colpa lancinanti; il miraggio della fuga che si scontra con la durezza di un destino segnato. Sette storie ambientate in sette angoli diversi del globo che mettono in scena vicende di famiglia e di immigrazione, di dolore e di crescita.
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* Pudore *
di Santiago Roncagliolo
(Ed. Garzanti, trad. di Marco Vanni, pp. 168, euro 15,60)
 Quando qualcosa cambia nell'aria, il gatto di casa è il primo ad accorgersene. Intorno al tavolo della cena la tensione si taglia con il coltello. Lucy, la madre, cucina e finge di avere tutto sotto controllo, come al solito, ma è turbata dai biglietti erotici che riceve da un ammiratore misterioso. Alfredo, il marito, è in silenzio: gli sono stati pronosticati sei mesi di vita e lui, che non trova il coraggio di parlarne, si è rifugiato in una squallida relazione clandestina con la segretaria. Papapa, il nonno, è immerso nei suoi pensieri: vorrebbe di nuovo vivere una storia d'amore, dopo la morte di sua moglie. Anche i ragazzi sono in un momento difficile della loro esistenza: Mariana è in piena pubertà e fa i conti con la propria identità sessuale, mentre Sergio, il più piccolo, vede i fantasmi. Vivono insieme, ogni sera siedono uno di fronte all'altro. Si guardano negli occhi, ma nessuno di loro dice la verità. Sembrano uniti, eppure in fondo sono profondamente soli. Nel vuoto generazionale, queste relazioni sono come linee rette che non si incontrano mai.
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* Per sempre vostro *
di Paolo Bianchi
(Ed. Salani, pp. 272, euro 15,00)
 Emilio Rivolta, giornalista inquieto, all'apice di una modesta carriera nella redazione di un settimanale femminile, ha uno scatto d'orgoglio e se ne va. Richiamato da un suo vecchio direttore si ritrova subito a lavorare a un caso: deve intervistare uno sfuggente produttore cine-televisivo, Corrado Zappavigna. L'intervista è affidata a lui grazie ai buoni uffici di Iride Maestri, conduttrice televisiva emergente, coetanea di Emilio e sua conoscente fin dai tempi dell'università. Quando scopre che il produttore sta per ricevere un avviso di garanzia, Emilio decide di indagare. A poco a poco, la personalità multiforme di Iride gli si fa sempre più ambigua e confusa, ed Emilio comincia a dubitare di lei. Un libro-verità per chi ama sentire che al senso di ingiustizia può corrispondere un atteggiamento di resistenza ottimista.
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* Memorie di un cane randagio *
di Ann M. Martin
(Ed. Salani, trad. di Michela Proietti, pp. 160, euro 12,50)
 Se pensate che questa sia la storia di una "vita da cani" vi sbagliate di grosso. La randagia Squirrel è una cagnetta tosta, non ha mai perso tempo ad autocommiserarsi. Ma la sua non è una vita semplice. Separata ancora cucciola dall'adorato fratello Bone, Squirrel ha dovuto imparare a cavarsela. Vagabonda e spesso sola, stagione dopo stagione, sulla sua strada incontra uomini e altri cani, amici e nemici. Ognuno lascia una traccia in lei, a volte una vera e propria cicatrice. E, come sempre, sono le ferite interiori quelle più difficili da guarire. Delusa dall'uomo e dalla sua ipocrisia, convinta ormai di bastare a se stessa, Squirrel scopre però che la riconciliazione con il genere umano è possibile, anzi, necessaria. Perché una vita è piena soltanto quando è condivisa. Questa è la storia di Squirrel, raccontata con le sue parole: per i bambini un'avventura appassionante, per gli adulti un originale punto di vista sul comportamento umano.
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* L'orlo argenteo delle nuvole *
di Matthew Quick
(Ed. Salani, trad. di Guido Calza, pp. 292, euro 15,00)
 Pat Peoples è convinto che la sua vita sia un film prodotto da Dio. La sua missione: diventare fisicamente tonico ed emotivamente stabile. L'inevitabile happy end: il ricongiungimento con la moglie Nikki. Questo Pat ha elaborato durante il periodo nel "postaccio", la clinica psichiatrica dove ha trascorso un tempo che non ricorda, ma che dev'essere stato piuttosto lungo. Infatti, ora che è tornato a casa, molte cose sembrano cambiate: i suoi vecchi amici sono tutti sposati, gli Eagles di Philadelphia hanno un nuovo stadio e, soprattutto, nessuno gli parla più di Nikki, e anche le foto del loro matrimonio sono scomparse dal salotto. Dov'è finita Nikki? Come poterla contattare, chiederle scusa per le cose terribili che le ha detto l'ultima volta che l'ha vista? E come riempire quel buco nero tra la litigata con lei e il ricovero nel postaccio? E, in particolare, qual è la verità? Quella che ti fa soffrire fino a diventare pazzo, o quella di un adorabile ex depresso affetto da amnesie ma colmo di coraggiosa positività?
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La città dei punti di vista secondari
Roma, 5 e 6 maggio
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Per gli appassionati del genere "Thriller, Horror, Noir"
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* La donna che vestiva di rosso *
di Elizabeth George
(Ed. Longanesi, trad. di Maria Cristina Pietri, pp. 576, euro 18,60)
 Dopo l'efferato omicidio della moglie il sovrintendente Thomas Lynley ha lasciato New Scotland Yard e la famiglia per cercare un po' di pace nella sua selvaggia terra d'origine, le coste della Cornovaglia. Ma un giorno s'imbatte nel cadavere di un ragazzo, Santo Kerne, precipitato dalla scogliera per un errore durante l'arrampicata. O almeno così pare. Lynley viene coinvolto suo malgrado nelle indagini: che cosa nasconde quella piccola e apparentemente tranquilla comunità, nella quale covano conflitti tanto profondi quanto silenziosi, scoperchiati proprio dalla morte di Santo? Chi è davvero la sensuale e tormentata Dellen Kerne, madre della vittima, la donna che veste di rosso attorno alla quale sembrano volteggiare i fantasmi del rancore e della vendetta? Un caso che turba e sconvolge la placida meta di turisti e patiti del surf, un crimine che scuote gli animi e spinge più d'uno a fare i conti con la propria vita o il proprio passato. A cominciare da Thomas Lynley.
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* Un solo errore *
di Tom Cain
(Ed. Nord, trad. di Velia Februari, pp. 390, euro 18,60)
 Nel marzo del 1993 un jet privato prende fuoco e precipita tra i ghiacci dell'Alaska. Nessuno può sapere che quell' "incidente" è stato in realtà opera di Samuel Carver, un killer professionista che uccide su commissione soltanto pericolosi criminali sfuggiti alla legge. D'altra parte, Samuel non può sospettare che il suo obiettivo - il petroliere senza scrupoli Waylon McCabe - è sopravvissuto allo schianto ed è deciso a vendicarsi. Trascorrono cinque anni e il capo di stato maggiore dell'esercito russo rivela che il governo del proprio Paese non conosce l'ubicazione di oltre cento ordigni nucleari portatili, non più grandi di una valigia. Chi avesse i mezzi, il tempo e il denaro potrebbe trovarli e usarli per ricattare il mondo intero o per scatenare un olocausto atomico. In un periodo in cui emergono cellule terroristiche islamiche in Afghanistan e in Kosovo, e gruppi di fondamentalisti cristiani sono convinti che il nuovo millennio porterà un'Apocalisse purificatrice, la minaccia appare tanto concreta quanto spaventosa. E il solo che può sventarla è Samuel Carver, perché il vero pericolo è il frutto del suo unico errore: il sopravvissuto di un disastro aereo.
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L'angolo degli accaldati
Roma, 5 e 6 maggio
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Per gli appassionati dei generi "Avventura" e "Attualità"
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* Fiume di sangue *
di Tim Butcher
(Ed. Corbaccio, trad. di Paolo Brovelli, pp. 400, euro 20,00)
 Nominato corrispondente dall'Africa per il Daily Telegraph, Tim Butcher ha fatto quello che ogni bravo inviato deve fare: imbottirsi di nozioni leggendo il maggior numero di libri e articoli sull'argomento. S'innamora del Congo quando scopre la vita avventurosa di un altro reporter, Henry Morton Stanley, inviato in Africa dal Telegraph più di un secolo prima. Grazie alla suggestione dei ricordi materni legati a un viaggio sul fiume Congo negli anni Cinquanta e all'analogia che sente nei confronti di Stanley, il Congo comincia a insinuarsi nella sua mente, diventando per lui il totem che simboleggia l'Africa come continente mancato. Butcher decide così di partire sulle orme di Stanley per ripercorrere la rotta originale del grande esploratore, ma da solo, con zaino in spalla e poche migliaia di dollari nascosti negli stivali. Per tanti si tratta di un'avventura folle e suicida, ma Tim dentro di sé sa che per disfarsi del suo sguardo di sufficienza sull'Africa moderna e comprenderla correttamente, deve recarsi proprio lì dove tutto è cominciato.
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Ove già s'ode il ruggito del leone
ed il pianto del gladiatore
Roma, 5 e 6 maggio
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Per gli appassionati del genere "Sentimenti"
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* Prima dell'oceano *
di Anita Shreve
(Ed. Salani, trad. di Chiara Miracoli, pp. 272, euro 16,80)
 New Hampshire, agosto. Sydney ha soltanto 29 anni e non sa che cosa fare della sua vita, perciò trascorrere l'estate nel cottage sul mare degli Edwards, occupandosi dell'istruzione della giovane Julie, le sembra la soluzione ideale per prendere del tempo per sé e riflettere sul futuro. Accolta amabilmente, Sydney si trova coinvolta negli intrecci e nelle tensioni di una famiglia, che dietro una facciata di apparente normalità nasconde angosce e segreti. Il patriarca Mark, famoso architetto in pensione, dedito solamente al suo giardino e alla ricerca di rari pezzi d'antiquariato; la moglie Anna, perfetta padrona di casa, che non vuole sapere, non vuole vedere nulla al di là delle eleganti cen